Eastern Wonders 3: "Verso il Canada"

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Il terzo dei cinque racconti di Sergio Virginio: Eastern Wonders 3 - Martedì 19 settembre si parte alle 7.30 in punto. Si va sempre più a nord verso le montagne: uno dei percorsi giornalieri più affascinanti e più lunghi del tour: 627 chilometri. Salutai Boston sotto una pioggerellina leggerissima, quasi impercettibile. Si trattava di aria umida proveniente da lontano, un fenomeno meteorologico dovuto all’uragano che lambiva le coste più a sud dell’Atlantico.

Jeff si era immesso sull’autostrada della costa atlantica per poi proseguire in direzione del North verso la città di Concord, nello stato del New Hamsphire. Poi Simona iniziò a parlare di vicende storiche degli Algonchini, una tribù nomade di indiani cacciatori dall’aspetto piacevole e dai modi gentili, che erano arrivati sin sulla costa atlantica.
Questi avevano accolto pacificamente i primi “padri pellegrini” arrivati dall’Inghilterra. Ma, nel giro di una sola generazione, davanti all’arroganza e agli atti di violenza dei coloni inglesi che invadevano le terre degli indiani, l’amicizia che si era formata si trasformò in odio.

Algonchini, una tribù nomade di indiani cacciatori

Sotto un cielo percorso da nuvole bianche e grigie, l’autostrada che stavamo percorrendo si era inoltrata nel Vermont centrale con la vista dei pittoreschi paesaggi delle Green Mountains, montagne ricoperte da interminabili foreste che mettevano in mostra i variopinti colori autunnali e qualche cima rocciosa verso l’alto.

Quando Jeff si fermò per una sosta breve, scesi a fotografare una vecchia linea ferroviaria dimessa, protetta dalle croci di Sant’Andrea, con nei pressi un vecchio casello tutto colorato e una carrozza di treno d’epoca, seminascosta dalle piante di un piccolo giardino. Dall’altra parte della strada, l’unico edificio che si vedeva era stato adibito a negozio sportivo con davanti un’esposizione di sci carving e di biciclette mountain bike.
Durante quel tragitto panoramico illuminato dal sole, la guida ci parlò anche di tasse che, negli Stati Uniti, incidevano sul reddito dal 10 al 14%. Ma nel mondo del lavoro non esisteva alcun sistema preventivo sociale, le ferie annue retribuite erano di una settimana, massimo due per particolari categorie, e i periodi di malattia non erano pagati.

Vermont, Green Mountains

Prima di arrivare al confine del Canada ci fermammo in un’area di servizio. Per mangiare qualcosa entrai in un locale che odorava di curry, dove mi accontentai di una verdura mista. Dopo l’abbondante prima colazione buffet all’americana fatta all’hotel a base di affettati, uova strapazzate, salsicce, yogurt e macedonia di frutta, durante il viaggio in pullman preferivo stare leggero e bere molta acqua. Poi al posto di dogana canadese scendemmo tutti in fila col passaporto in mano, mentre sul bus salì un poliziotto col suo cane che fiutava uno ad uno tutti i posti a sedere, bagagli compresi.

Quando ripartimmo sotto un sole splendente, Simona volle sin da subito fare alcuni cenni sulla legislazione canadese, all’avanguardia in termini di diritti personali e civili, tra cui: assistenza sanitaria per tutti, istruzione scolastica gratuita, accoglienza ai rifugiati politici e libertà di culto. Il Canada era una confederazione di dieci province con propri organi legislativi e di governo, mentre tre territori erano amministrati da un vicegovernatore: un grande laboratorio umano, culturale, politico, che aveva dimostrato nel tempo vitalità e capacità originale di costruire un modello diverso da quello americano e da quello europeo.

Canada, territorio del Québec

Di fuori, il paesaggio che sfilava sul vetro del pullman iniziò a cambiare aspetto dopo il bivio autostradale per Québec. Le boscaglie si alternavano a coltivazioni di mais, con fattorie attorniate da piccole e ordinate casette in legno in mezzo ai fiori che mi fecero ricordare le parole della vecchia canzone “Casetta in Canada”. Poi la ferrovia a semplice binario che si vedeva da lontano iniziò ad affiancare la strada. Dopo aver superato il ponte sospeso sul fiume San Lorenzo, fiancheggiato dall’imponente capriata del ponte ferroviario, iniziarono le prime abitazioni di Québec, capitale dell’omonima provincia di lingua francese. Il territorio francese del Québec era stato sottoposto per diversi anni al dominio inglese adottando anche quella lingua, e solo con la costituzione dello stato federale del Canada il francese ritornò a essere la lingua ufficiale.

La visita della città a bordo del pullman iniziò dal porto fluviale dov’era attraccata una grande nave da crociera. Quel fiume, che per molti chilometri faceva da confine con gli Stati Uniti, aveva un bacino molto ampio che, nella sua corsa verso l’Atlantico, si allargava sempre di più, diventando mare prima di sfociare nel golfo dell’oceano. Québec è una città di marca francese dalle modeste dimensioni, costituita da un interessante nucleo storico fortificato e dalla città vecchia con il suo aspetto ancien régime. Quel pomeriggio ci soffermammo nei pressi del palazzo del Parlamento, preceduto dal verde di un vasto giardino dalle fantasiose composizioni floreali. Poi, prima di andare a curiosare le vetrine di alcune boutique del centro, vicino al nostro albergo Hilton, scendemmo a fotografare l’imponente mole del Chateau Frontenac.
Il territorio francese del Québec era stato sottoposto per diversi anni al dominio inglese, adottando anche quella lingua.

Québec, Chateau Frontenac


Il tour organizzato Eastern Wonders è un giro di 3.077 chilometri che mette in mostra il meglio del paesaggio naturale di quelle terre, e di città molto belle con caratteristiche diverse che fanno entrare nel vivo dei cinque secoli di storia del nuovo continente. Dalla bellissima costa atlantica si va verso il Nord, attraversando gli stati americani del Connecticut, Massachusetts e Vermont per raggiungere il Canada del Québec. Poi si scende costeggiando il fiume San Lorenzo e si attraversa il territorio dell’Ontario dell’omonimo lago e delle famose cascate del Niagara. Il ritorno avviene attraversando lo stato di New York e il verde bucolico della Pensilvania per poi entrare nel Maryland, dove c’è la pausa di due giornate nella verde e ricca capitale statunitense. Infine, durante l’ultima tappa, una visita alla città da dove si erano mossi i primi passi verso l’indipendenza americana. Storie di esploratori inglesi e francesi che invadevano le terre dei nativi indiani, e di coloni inglesi che combattevano per l’indipendenza americana. Storie di pensatori progressisti che realizzavano i loro ideali, e di una sanguinosa guerra civile per eliminare la schiavitù. Un lungo viaggio di quasi due settimane piene di sole. Un viaggio impegnativo ma molto rilassante, in mezzo a territori ondulati rivestiti da foreste interminabili, che all’inizio dell’autunno offrono una piacevole varietà di colori.

Il viaggio:
L’avventura americana iniziò coi voli da Venezia a Monaco di Baviera e poi fino a New Work, dove mi fermai per due giorni a Manhattan, nel cuore della metropoli americana, partecipando a una visita guidata. Da lì iniziò l’Eastern Wonders, il tour in pullman con la prima tappa a Boston, la città americana più antica dalle origini anglosassoni. Il viaggio proseguì durante il giorno successivo fino a Québec, di marca francese, dopo aver varcato i confini del Canada. Poi raggiunsi Montreal, una grande e moderna metropoli, pulita, ordinata e silenziosa, dal traffico molto scorrevole. L’indomani arrivai a Ottawa, dall’inconfondibile very english style, dove la capitale green metteva in mostra estese superfici di parchi verdi attraversate dalle acque del fiume e di canali che si specchiavano nell’azzurro del cielo. Poi fu la volta di Toronto, dove salii sulla torre seconda al mondo per ammirare l’esteso brulicare delle case inframmezzate dal verde, che sembravano gravitare attorno al grappolo dei numerosi grattacieli raggruppati fin sulla riva del lago. Poi arrivò il giorno più rilassante con il pranzo nell’altissimo ristorante della Skylon Tower e la suggestiva vista delle famose cascate del Niagara. Nel ritorno, per approfondire la storia americana, mi fermai due giorni a Washington a visitare monumenti e musei, e in quel di Philadephia, che vantava il primato storico di opposizione politica coloniale inglese. Infine, prima del volo intercontinentale, ancora un giorno nella città della Grande Mela.
Un incantevole scenario di bellezze naturali e di grattacieli. Una storia che fa riflettere!"

EASTERN WONDERS

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INFORMAZIONI

Sergio Virginio
web iviaggidisergio.wordpress.com