“L’amico del popolo”, 27 marzo 2017

L'amico del popolo
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L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

LENINGRAD. NOYABR (Leningrad November, Germania/USSR, 1990), regia di Andreas Schmidt. Sceneggiatura: Renata Litvinova, Andreas Schmidt, Oleg Morosov. Fotografia: Oleg Morosov. Montaggio: Nadezhda Viktorova. Musica: Dimitri Schostakovich, Alexander Donskich, Gawrilow. Con: Grigori Gladi, Igor Ketschayev, Mikhail Dementyev, Natalya Kolyakanova.

Emigrato molti anni fa nella Repubblica Federale Tedesca, Max torna a Leningrado per visitare il padre morente. Al porto vengono allestiti giganteschi ritratti di Marx, Engels e Lenin per addobbare le strade della città in occasione della festa commemorativa per la Rivoluzione d’Ottobre. Max stringe amicizia con Igor, ha una breve storia d’amore con la sordomuta Lena, incontra altri giovani, vaga per la città, e si reca all’ospedale in cui è stato ricoverato il padre. Si rende conto che, malgrado questa società gli sia familiare, lui ne rimane escluso.

“E' invece molto gradevole da vedere, forse anche troppo, Leningrad November, diretto insieme dal tedesco orientale Andreas Schmidt e dal russo Oleg Morosov, che si sono conosciuti alla scuola di cinema Vgik di Mosca. Come il vecchio film di Godard si potrebbe intitolare Due o tre cose che so di lei, dove lei non è tanto una donna ma una città. Là Parigi, qui Leningrado, una delle città più belle del mondo. I personaggi sono rivelati solo per frammenti. Un uomo che torna a rivedere il padre malato che non lo riconosce più; un giovane che si arrangia vendendo non si sa cosa; una ragazza sordomuta che vende invece sue foto, nuda, che si fa nella cabina automatica (quaranta copechi il prezzo di costo per quattro pose, cinque rubli il prezzo di vendita). I giovani che pensano solo ad avere qualcosa di firma (e chi possiede un oggetto occidentale, firmato, si chiama un firmatsch) e una vecchia intellettuale ebrea con la casa ancora piena di libri e di sculture. Non firmate. Poi la città, in inquadrature sorprendenti e improvvise. Un po' laccate certo, ma quando si alza un ponte di ferro come in Ottobre e passa una nave da guerra che potrebbe essere l'Aurora ci si ricorda che dietro alla bellezza da cartolina della città c' è anche una storia e una cultura.”

(Alberto Farassino, 5 agosto 1990, La Repubblica)

“Fondere l'osservazione documentaristica all'impatto della finzione è l'ambizione espressa dagli autori (Schmidt, tedesco, studente di cinema a Mosca; e Oleg Morosov, operatore sovietico, già autori in comune di un cortometraggio). L'intreccio (emigrato nella RFT, Max ritorna a Leningrado al capezzale del padre malato. Svariati incontri con giovani lo convincono di essere ormai sradicato dalla sua terra d'origine) serve allo scopo: la difficoltà di vivere nella nuova società (il film è ambientato nei primi anni della perestroika) non è molto diverso da quello di prima. Gli incontri, con gli uomini e l'ambiente, scivolano via come l'acqua della Neva. Per dircelo, gli autori spezzano continuamente la finzione e propongono immagini di Leningrado suggestive quanto un attimo leziose. Si finisce a colpi di fuochi d'artificio che non sarebbero dispiaciuti nemmeno a Lelouch”.

(Fabio Fumagalli)

LENINGRAD. NOYABR (Leningrad November, Germania/USSR, 1990), regia di Andreas Schmidt

 

Una poesia al giorno

Ad un amico rivoluzionario, di Henrik Ibsen (1828-1906)

Lei dice che io sono diventato un conservatore.
Sono quello che sono stato per tutta una vita.

Non sono fatto per spostare le pedine.
Sarò con voi quando spingerete il gioco alle conseguenze finali.

Io ricordo una sola rivoluzione
che non è stata truccata,

e si è caricata di tutte le glorie future.
Certamente intendo il diluvio universale;

ma anche quella volta Lucifero fu truffato
tanto che Noè si investì, come voi sapete, della dittatura.

Rifacciamo tutto in maniera radicale
ma per questa faccenda sono necessari uomini e oratori.

Voi allagate il mondo
ed io con gioia metto sotto l’arca la mina.

 

Un fatto al giorno

27 marzo 1309: Papa Clemente V scomunica Venezia e tutti i veneziani con la sua bolla In Omnem. Quale seguito dell'occupazione di Ferrara da parte della Repubblica di Venezia, Clemente V emanò il 27 marzo 1309 la bolla "In Omnem" con la quale anatemizzava la Serenissima e tutti i veneziani, dichiarandoli schiavi di chiunque li catturassero, testualmente: "Se, nel termine di 30 giorni, i Ferraresi non saranno lasciati liberi, il doge, i suoi consiglieri, tutti i Veneziani e tutti gli abitanti del dominio veneziano siano scomunicati e anche coloro che porteranno a Venezia vettovaglie o mercanzie d'ogni sorta o che compreranno qualcosa dai Veneziani. Il doge e i Veneziani non siano ammessi in giudizio come testimoni né possono far testamento; i loro figli non possono accedere a nessun beneficio ecclesiastico fino alla quarta generazione. I prelati e gli ecclesiastici di ogni grado nel raggio di dieci miglia da Venezia se ne allontanino entro dieci giorni pena la scomunica. Il doge e i consiglieri, i Veneziani tutti, se non obbediranno entro 30 giorni, siano servi di coloro che li cattureranno e i loro possedimenti siano di coloro che gli occuperanno". (Su Clemente V da leggere: CLEMENTE V in "Enciclopedia dei Papi", Treccani su Internet)

Di questo Papa si interessò anche Dante. Clemente V, Bertrand de Got, originario della Guascogna, fu arcivescovo di Bordeaux e divenne papa nel 1305 col sostegno di Filippo il Bello re di Francia. Fu lui a trasferire la sede papale ad Avignone e fu ricordato dai cronisti come pontefice avido e simoniaco, dedito alla lussuria; si oppose al tentativo di restaurazione imperiale in Italia operato da Arrigo VII di Lussemburgo (1310-1313). Morì nel 1314. Dante ne profetizza la dannazione per simonia in Inferno, XIX, 79 ss., per bocca di papa Niccolò III che compare fra i simoniaci della III Bolgia: Clemente V è definito un pastor sanza legge, intento a favorire il re di Francia come Giasone di Gerusalemme con re Antioco Epifane di Siria, dal quale aveva comprato la carica sacerdotale. In Paradiso, XVII, 82 l’avo Cacciaguida citerà ancora Clemente V come il guasco che ingannerà l'alto Arrigo, alludendo alla sua opposizione all'imperatore del Lussemburgo. In XXX, 142-148, Beatrice alluderà a lui come al papa che palese e coverto / non anderà con lui (Arrigo VII) per un cammino, cioè tradirà l'imperatore il cui seggio è già pronto nella rosa dei beati, profetizzando che il papa sarà sprofondato nella stessa buca della III Bolgia dove sarà prima confitto Bonifacio VIII.

 

Una frase al giorno

“Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere e lottano con i lavoratori e gli oppressi, non c'è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e sull'ingiustizia.”

(Enrico Berlinguer)

 

Un brano da ascoltare

Zbigniew Preisner: Song For The Unification Of Europe
Per comprendere la bellezza dei film di Kieslowski, il brano fa parte della colonna sonora di “Blue”, ascoltarlo come viene usato nel finale del film è un’esperienza cinematografica fondante:
https://www.youtube.com/watch?v=3Ep9e1rSER0

 

Ugo Brusaporco
Ugo Brusaporco

Laureato all’Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea Dams. E’ stato aiuto regista per documentari storici e autore di alcuni video e film. E’ direttore artistico dello storico Cine Club Verona. Collabora con i quotidiani L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Brescia Oggi, e lo svizzero La Regione Ticino. Scrive di cinema sul settimanale La Turia di Valencia (Spagna), e su Quaderni di Cinema Sud e Cinema Società. Responsabile e ideatore di alcuni Festival sul cinema. Nel 1991 fonda e dirige il Garda Film Festival, nel 1994 Le Arti al Cinema, nel 1995 il San Giò Video Festival. Ha tenuto lezioni sul cinema sperimentale alle Università di Verona e di Padova. È stato in Giuria al Festival di Locarno, in Svizzera, e di Lleida, in Spagna. Ha fondato un premio Internazionale, il Boccalino, al Festival di Locarno, uno, il Bisato d’Oro, alla Mostra di Venezia, e il prestigioso Giuseppe Becce Award al Festival di Berlino.

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org