“L’amico del popolo”, 21 marzo 2017

L'amico del popolo
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L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

LE SOUFFLE AU COEUR (Soffio al cuore, Francia, 1971), scritto e diretto da Louis Malle. Fotografia: Ricardo Aronovitch. Montaggio: Suzanne Baron, Solange Leprince, Catheline Mazoyer. Musica: Dizzie Gillespie, Charlie Parker. Con: Benoit Ferreux, Lea Massari, Ave Ninchi, Michael Lonsdale, Andrzej Zulawski, Fabien Ferreux, Daniel Gelin.

Il quindicenne Laurent Chevalier - terzogenito di un agiato ginecologo sposato con un’italiana, Carla - frequenta una scuola cattolica dove non mancano preti dagli atteggiamenti ambigui; legge di nascosto Camus e romanzi sconvenienti; pensa al suicidio e affronta i suoi problemi di adolescente con la guida dei due spregiudicati fratelli, i quali lo inducono a fare la sua prima esperienza con una prostituta. Colpito da una lieve affezione cardiaca - un soffio al cuore - Laurent va per qualche tempo insieme con la madre in una località termale dove ha modo di accorgersi che ella ha un amante: Jacques. Superato il turbamento per questa scoperta, Laurent diventa il confidente della mamma ed è disposto persino alla complicità pur di conservare inalterato quell’affetto che già in entrambi ha toccato punte di morbosità. Allorché Carla è abbandonata da Jacques, il ragazzo si preoccupa di consolarla e, la sera del 14 luglio, dopo ore di ebbrezza festosa, ha financo un rapporto incestuoso con lei. Come se nulla fosse successo, subito dopo Laurent conclude la notte con una coetanea e quando, il mattino seguente, torna nell’appartamento, trova tutti i familiari - nel frattempo sopraggiunti - che lo accolgono con una risata di approvazione.

“II tema di fondo è quello dell’incesto madre-figlio, ma non si deve dimenticare tutta la prima parte del film, sensibile evocazione di un’adolescenza borghese non molto lontana dalla seconda guerra mondiale (l’ambientazione del racconto è il 1954) e già con l’orecchio teso ad un’altra guerra, quella in Indocina. Malle riesce ad affrontare il tabù dell’incesto come fatto normale inevitabile e anche giusto secondo le linee del suo convincente racconto. Nella linearità della narrazione lo “sdrammatizza” giocandovi sopra e allo stesso tempo schivandolo, senza mai rilevarlo come trasgressione morale”.

(Georges Sadoul)

“(...) Modificando l’impostazione precedente Malle si volge ora al quadro analitico e introspettivo de Le souffle au coeur (1971), ma stavolta non c’è solo una virata rispetto al Maggio e anche rispetto al tentativo di un cinema sottratto alle convenzioni del racconto. Con quest’opera egli si riporta al centro della sua poetica, con una libertà e una immediatezza - e per converso un’assenza di letteratura e di seriosità - che erano inimmaginabili nei film passati. In questo senso Le souffle au coeur è un film della memoria, una discreta e ironica recherche del tempo trascorso; ed insieme la descrizione di una maturazione sentimentale compiuta sotto il segno del coraggio culturale.
Non si deve però pensare a topici proustiani: che Proust, ricordato tra le sorprendenti e precoci letture di quell’intellettuale in erba che è il giovane protagonista, è lontano dal disegno e dalla scrittura "classica" di cui Malle fa impiego. E il senso del tempo e degli anni passati, lungi dall’affidarsi allo scatto e al fluire della conoscenza, è qui legato piuttosto alla meticolosa rievocazione di un preciso spaccato di vita francese in un momento assai drammatico, tra il differimento della grandeur nelle avventure coloniali e l’affacciarsi di una crisi (quella stessa della quale risentono gli "eroi" del nostro autore) di cui la sconfitta di Dien Bien Phu è, per continuare con una specifica terminologia, la traumatica e lacerante epifania.
Tutto questo, beninteso, rimane sullo sfondo del film, così come in genere la diretta problematica storico-politica è il background di altre opere malliane. È su di essa, e anche in rapporto dialettico con essa, che si compie però la formazione morale e umana di Laurent, l’adolescente che il sospetto o il riscontro di un soffio al cuore conduce alla esperienza dell’incesto. Nel Souffle au coeur Malle si limita a registrare, a annotare, diremmo quasi a ricordare (e la sospensione rammemorante è ricercata facendo ricorso al prolungarsi e all’eco della colonna sonora di una inquadratura in quella che segue). In un qualche modo giudica, ma non colpisce. Così come, tutto sommato, non colpevolizza eccessivamente la neghittosità e l’inerzia dei suoi borghesi, colti a compiere le belle cose di cui si compone la loro vita di ogni giorno: uno scambio di opinioni civile ma affatto inutile, buoni libri, una casa comoda e accogliente, la lettura dell’Express, la necessaria informazione culturale. La dimensione del tempo, più che ad un apparato ricostruttivo, è affidata a frammenti con cui la memoria del regista (per la prima volta autore della sua opera anche per la sceneggiatura) sigla quegli anni: le manifestazioni dei paras e dei nostalgici per le strade, il crollo dell’impero d’oltremare e il colpo dell’Indocina, il gran parlare che si faceva di Mendès France, l’apparizione di The Barefoot Contessa (che forse adombra una inclinazione, una indicazione di gusto); ma soprattutto la dolcezza e l’abbandono di una iniziazione sentimentale che, in rapporto alle esperienze nevrotiche degli anni ‘70 e del dopo-maggio, traccia qui qualcosa che è come "avant le déluge". In questo senso la descrizione accurata e ironica del milieu borghese serve una precisa intenzione, estetica e naturalmente ideologica: contrapporre la normalità, priva di ogni senso di qualità, del contesto alla singolare sensibilità dei due protagonisti; divaricare un certo tipo di borghesia, fascistizzante e conservatrice ma anche da quella più tipicamente avanzata, in ogni caso più "ragionevole", che gli altri componenti la famiglia Chevalier concretamente designano.
Per quanto non direttamente autobiografico (che, quantomeno a un riguardo cronologico, si sarebbe dovuta anticipare la vicenda di un decennio circa), il film ha uno spazio personale e privato che riporta alla educazione intellettuale del nostro. Una "autobiografia immaginaria", ha osservato Louis Malle in una intervista. Ciò non significa che Laurent sia la raffigurazione del Malle quindicenne. Senonché, accanto alla sempre attendibile descrizione di un ambiente conosciuto alla perfezione, nell’adolescente del Souffle au coeur vengono a raccogliersi i nodi di una personalità complessa e già in prospettiva contraddittoria, così come nell’infrazione del tabù dell’incesto si ha quasi la proiezione di un desiderio di rottura di ogni schema, che è la ulteriore attestazione di un individualismo nato anche dal contrasto con il mondo circostante. E che si afferma, occorre aggiungere, contro la contristante indifferenza degli adulti. In un qualche modo, il necessario e doloroso apprentissage delle cose dei grandi implica subito opposizione al loro sistema di valori. Ma la polemica, invece che assestarsi su un fondamento essenziale, è ancora una volta condotta contro l’aridità sentimentale, contro la mancanza di fantasia e di intelligenza. Lo spazio di Laurent è riconoscibilmente quello dell’intellettuale, rivelato da segni oltremodo caratterizzanti: i libri, i dischi, la gracilità del fisico, le curiosità, la non chiusura di fronte a fatti sociali e politici ("La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla fare ai militari!"), l’interesse nei rispetti di problematiche quali Camus e il suicidio, che, per essere nel cinema di Malle, portano ovviamente a pensare a un Alain avanti lettera proprio per quel sottile intreccio di rimandi e per i richiami posti in atto dal complessivo processo di contestualizzazione.”

(Gualtiero De Santi, Malle, Il Castoro Cinema, 1977)

“Il senso della provocazione - Louis Malle passeggia, in questa pellicola come in sue altre, sul confine sottile che separa la marachella, la bravata, dal dramma o dalla perversione. Naturalmente è negli adolescenti che questa linea di separazione è meno netta (perché siamo in assenza di quel substrato di valori e comportamenti che da adulti amalgama il singolo al sistema), più labile, e quindi facilmente scavalcabile, almeno secondo il regista. Avveniva in Arrivederci ragazzi (Joseph denunciando i protagonisti di contrabbando, e quindi, rompendo quel silenzio di collaborazione che esisteva tra loro, sancisce la cattura di Jean), in Cognome e nome: Lacombe Lucien (il ragazzo diventa senza accorgersene un collaboratore della polizia nazista di stanza in Francia durante la guerra), in Pretty Baby (una ragazzina figlia di una prostituta vive in un bordello e viene iniziata al professione della madre), avviene naturalmente anche in Soffio al cuore. La struttura binaria su cui è fondato il racconto è un elemento di conferma dell’ipotesi. Nella prima parte le bravate di Laurent appaiono quelle “classiche” dell’adolescente di città già brillantemente descritte da Truffaut ne I quattrocento colpi (senza dubbio il punto di riferimento privilegiato di Malle allorquando decide di descrivere storie di minorenni): disinteresse per la scuola, piccole trasgressioni come una sigaretta fumata di nascosto o un disco rubato, primo contatto impacciato con l’altro sesso, complesso edipico latente, scoperta del proprio corpo. Si cerca in altre parole di rappresentare, attraverso la quotidianità di Laurent, il contesto in cui cresce e, di sponda, i limiti che gli adulti gli (im)pongono consapevolmente o inconsapevolmente. Il prete che fa delle avance non può che provocare confusione in lui, il padre scorbutico determina l’avvicinamento del ragazzo verso la madre che, di contro, dimostra di essere molto meno cresciuta di quanto dovrebbe, i fratelli che avvicinano Laurent al sesso in modo traumatico (lo portano da una prostituta per irrompere nella stanza proprio quando sta consumando la sua prima esperienza). Seppur raccontato in toni lievi, dissacranti e divertiti, l’ambiente alto borghese in cui vive Lauren, pieno di ipocrisie (il prete) e di disillusioni (l’esigenza di Carla di avere un amante, per sentirsi giovane, ribelle, trasgressiva e quindi combattere l’età che avanza) è il fattore determinante dell’avvicinamento morboso tra Laurent e la madre che avviene nella seconda parte del film. L’incesto sarà a quel punto un inevitabile, quanto poco traumatico, approdo, il superamento di una soglia su cui nessuno vigila e che Laurent oltrepassa quasi senza accorgersene.

Ciò che sorprende nella visione di Malle è, infatti, la naturalezza con cui il ragazzo si appresta a violare uno dei tabù più antichi della storia dell’uomo. Non esiste perversione nel suo gesto, né desiderio di vendetta contro il padre (i due si ignorano, non si odiano), si tratta piuttosto di amore e complicità tra pari. Laurent è geloso dell’amante Jacques non perché rischia di mettere in crisi il matrimonio della madre, ma perché sottrae Carla dalle tenere attenzioni che ha verso di lui. Per questo motivo, in realtà, l’incesto non è l’elemento centrale del racconto. Egli non desidera sessualmente la madre (non più delle sue coetanee, come mostra tutta la lunga parte del film ambientata alle terme), cerca affetto, protezione, sicurezza, in una donna che però non può dargli alcuna certezza propria degli adulti, ma solo un contatto fisico, diretto e paritetico. Malle sfrutta le bramosie pruriginose dello spettatore per costringerlo a riflettere invece sulla labilità degli affetti, sulla debolezza dei legami, sullo svuotamento delle relazioni e dei vincoli tra le persone. Laurent soffre in definitiva di un soffio al cuore, ovvero di una malattia all’organo che solitamente viene identificato come il luogo dell’amore, la parte del corpo da cui scaturiscono i sentimenti. Laurent non sa innamorarsi, ma il male al cuore pare diffuso tra tutte le persone che lo circondano, in primis i genitori. Il tono di leggerezza che il regista adotta per raccontare questa parabola della desolazione (presenza di figure stereotipate, momenti drammatici continuamente soffocati nella commedia, il sommarsi di tanti piccoli avvenimenti senza che emerga la sensazione di una progressione narrativa), la partecipazione con cui tratteggia la figura di Laurent (continuamente pedinato dalla macchina da presa alla ricerca dei suoi segni di cedimento, di gelosia, di rabbia), il sarcasmo con il quale descrive la società alto-borghese (nelle cene con gli amici, nelle sedute ginecologiche del padre, nelle raccolte di fondi per l’esercito) sono segni di questa inconsistenza congenita nella società e nell’istituzione famigliare, non degna neppure di essere criticata moralmente, ma semplicemente canzonata, presa in giro, quasi con una sorta di paterna accondiscendenza. La trasgressione non è nell’atto dell’incesto, ma nel rappresentarlo in maniera leggera, spensierata. Una leggerezza che però non appartiene a Laurent che rimane nella condizione di partenza anche dopo aver consumato una relazione sessuale con la madre”.

(Marco Della Gassa)

LE SOUFFLE AU COEUR (Soffio al cuore, Francia, 1971), scritto e diretto da Louis Malle

 

Una poesia al giorno

Madre, in mezzo a letame e spazzatura, di Stevie Smith (traduzione Laboratorio Monteverdelegge)

Madre, in mezzo a letame e spazzatura
ho la misura della mia umanità, quasi una figura
della presenza di Dio. Sono sicura

Nel letame, nella spazzatura, nel gioco del gatto
c’è la presenza di Dio, e questo è un fatto.
lui c’è. Madre, tu ne prendi atto?

Anch’io ho sentito la presenza di Dio nella scopa
che stringo, nelle ragnatele della stanza,
ma più di tutto nel silenzio della tomba.

Ah, ma il pensiero che impronta la speranza umana
- che c’è dietro? - non è che cosa vana
solo la protesta di una mente inane

che non vuol morire. Questo È il pensiero che rimbalza
dentro una testa pretenziosa e spiazza
l’inchiesta. L’uomo è davvero frivolo quando sentenzia.

Bene madre, continuerò a pensarla a modo mio,
e penso saresti saggia a farlo anche tu
puoi dubitare della follia dell’uomo nel creare Dio?

Chi sei tu?

 

Un fatto al giorno

21 marzo 1804: Napoleone emana il Codice Napoleonico che è il primo Codice Civile del mondo. Il Codice civile napoleonico (fr. Code Napoléon) fu redatto da una commissione di quattro membri (F. D. Tronchet, presidente; J. E. M. Portalis, F. J. J. Bigot de Préameneu, J. de Malleville), nominata nel 1800 da Napoleone, ed emanato il 21 marzo 1804. Già durante la Rivoluzione era stato formulato il progetto di riunire in un unico corpo tutte le leggi della Francia e di dare sanzione ufficiale ai principi rivoluzionari. Sussisteva infatti una preoccupante molteplicità di fonti del diritto e, nell’incertezza e grande quantità delle disposizioni legislative, nella discordia e contraddizione dei pareri dei giureconsulti, dominava il potere discrezionale del giudice. Si imponeva quindi la necessità di una sistemazione organica delle norme; con la precisa volontà di riformare dalle fondamenta tutta la legislazione, la Rivoluzione si accinse a creare un sistema di leggi che riaffermasse i diritti primigeni dell’uomo. Si fece subito strada l’esigenza di dividere il corpo nuovo di legislazione nelle parti sistematiche che la giurisprudenza aveva già stabilito nei secoli precedenti. Si cominciò a redigere il codice civile, il cui primo progetto, opera di J. J. Régis de Cambacérès, aderiva alla concezione del diritto naturale. Nel 1793 fu sottoposto alla Convenzione, che lo trovò troppo complicato, lungo e “giuridico”. Quindi Cambacérès presentò un secondo progetto in 297 articoli, più simile a un manuale di morale che a un codice di diritto, che tuttavia fu il tentativo più netto compiuto dalla Rivoluzione per attuare i suoi propositi; ma alla fine l’opera non andò in porto. L’ultimo progetto fu presentato dalla commissione nominata nel 1800 e si configurò come un compromesso fra l’antico patrimonio giuridico e le nuove idee promulgate dalla Rivoluzione. Esso conobbe una rapida diffusione in tutti i Paesi direttamente o indirettamente dominati dalla Francia, quali Belgio, Olanda, Paesi alla sinistra del Reno. Fu introdotto quindi anche in Italia, dove in seguito alla venuta dei francesi erano stati già messi in atto alcuni tentativi di redigere codici nazionali. Così, nel regno italico, il C.c.n., in traduzione italiana, entrò in vigore il 5 giugno 1805. Al C.c.n., insieme agli altri codici (di procedura civile, 1806; penale e di procedura penale, 1811; di commercio, 1808) emanati dallo stesso Napoleone, si deve fra l’altro il merito di aver avviato e influenzato il processo di codificazione del diritto che ha caratterizzato, nel mondo, l’attività giuridica del sec. XIX”.

(Enciclopedia Italiana Treccani)

 

Arcivescovo di Canterbury Thomas Cranmer

Una frase al giorno

“Giacché la mia mano ha recato offesa, scrivendo il contrario di quello che sentiva il mio cuore, sarà la mia mano la prima ad essere punita”. Frase pronunciata dall’Arcivescovo di Canterbury Thomas Cranmer il 21 marzo 1556, quando salì sul rogo ad Oxford, con notevole calma e coraggio, e, mentre le fiamme lo lambivano, rinunciò alla sua precedente abiura e stese la mano destra, che aveva firmato il relativo documento, pronunciando questa frase.

 

Ugo Brusaporco
Ugo Brusaporco

Laureato all’Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea Dams. E’ stato aiuto regista per documentari storici e autore di alcuni video e film. E’ direttore artistico dello storico Cine Club Verona. Collabora con i quotidiani L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Brescia Oggi, e lo svizzero La Regione Ticino. Scrive di cinema sul settimanale La Turia di Valencia (Spagna), e su Quaderni di Cinema Sud e Cinema Società. Responsabile e ideatore di alcuni Festival sul cinema. Nel 1991 fonda e dirige il Garda Film Festival, nel 1994 Le Arti al Cinema, nel 1995 il San Giò Video Festival. Ha tenuto lezioni sul cinema sperimentale alle Università di Verona e di Padova. È stato in Giuria al Festival di Locarno, in Svizzera, e di Lleida, in Spagna. Ha fondato un premio Internazionale, il Boccalino, al Festival di Locarno, uno, il Bisato d’Oro, alla Mostra di Venezia, e il prestigioso Giuseppe Becce Award al Festival di Berlino.

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Ugo Brusaporco

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