“L’amico del popolo”, 20 marzo 2017

L'amico del popolo
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L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

SAMÂ SORUJÂ (Summer Soldiers, Giappone, 1972), regia di Hiroshi Teshighara. Sceneggiatura in inglese e giapponese di John Nathan. Fotografia: Hiroshi Teshigahara. Montaggio: Pusako Shuzui. Musica: Toru Takemitsu. Con: Keith Sykes (Jim), Lee Reisen (Relko), Kazuo Kitamura (Tachikawa), Toshiko Kobayashi (Mrs. Tachikawa), Shoichi Ozawa (Tanikawa), Teisuko Kuroyanagi (Mrs. Tanikawa), Greg Antonacci (Miguel), Barry Cotton (Darryl), John Nathan (Pete).

Nel 1972 Teshigahara lavorò con il ricercatore John Nathan per la realizzazione di Summer Soldiers, un film sui disertori americani che vivono ai margini della società giapponese, ambientato durante la guerra del Vietnam. Jim Dawson, un marine americano di stanza presso la base di Iwakuni, è convinto dalla prostituta Reiko a disertare. Ma la fuga è difficile: bisogna trovare un nascondiglio sicuro (lo scopo di Reiko è soltanto quello di avere Jim tutto per sé) e solo il centro aiuto disertori di Tokio, una delle organizzazioni antimilitariste giapponesi, può garantirlo. Jim si nasconde presso la famiglia del signor Kume e lavora in un’officina meccanica (e finisce per perdere Reiko). Ma si sente tanto a disagio che decide di lasciare questa vita in cui dipende sempre dagli altri e si trasferisce a Kyôto. Ma qui si sente ancora più sperduto. Nauseato da tutto, Jim decide di rientrare alla base: se non ha avuto la forza di condurre la lotta fuori dall’esercito, può sempre condurla all’interno, come altri prima di lui hanno fatto.

“Un film diverso nella filmografia di Hiroshi Teshighara, nato come documentario di una drammatica condizione oggettiva: quella dei numerosi disertori dell’esercito americano in un paese supercontrollato come il Giappone, in cui è impossibile ottenere asilo politico. Pensato come esperienza di cinema-diretto, il film è frutto di una ricerca di molti mesi sui luoghi reali e presso le famiglie coinvolte nel fenomeno studiato. Notevole quindi il contributo di non professionisti e di volontari interessati al progetto. Il personaggio del protagonista, ad esempio, è interpretato da Keyth Skykes, un cantante folk, e per una parte di sfondo, è stato scelto Greg Antonacci, barista al Cafè La Mama di Broadway. L’opera è dichiaratamente sperimentale, seppur imperniata su un tema molto caro al regista: quello della crisi dell’identità”.

(Sergio Arecco)

SAMÂ SORUJÂ (Summer Soldiers, Giappone, 1972), regia di Hiroshi Teshighara

 

Una poesia al giorno

Dove sono nato, di B. Yavuukhulan

Sono nato signore del cielo blu profondo,
negli spazi tra due stelle distanti,
negli anelli intorno alla luna rocciosa,dove poco succede.
E, laggiù, nel blu, dove i miei occhi possono vedere l'orizzonte,
Sono nato signore del cielo blu profondo.

Sono nato signore tra le montagne innevate,
nel vorticosa brina, dove le nuvole intrecciate le vette,
nei fiocchi di neve scintillanti, dove si trasformano in ghiaccio.
E, dove gli yak scalano in inverno amaro,
Sono nato signore tra le montagne innevate.

Sono nato signore della steppa sconfinata,
dove i miraggi rivive a primavera,
nelle valli, dove l'inverno fa tremare i denti dei cammelli.
E, dove le orme dei dinosauri erano state conservate,
Sono nato signore della steppa sconfinata.

Sono nato signore in acqua dei fiumi,
tra le onde di laminazione sotto l’ombra della luna d’argento,
dove, i cavalli dei miei antenati avevano intinto i loro zoccoli,
E, lavarono la terra con l’acqua pura della mia patria,

Sono nato signore in acqua dei fiumi.
Sono nato signore nel profumo dolce dei fiori,
nelle foglie coperte di notte rugiada dell’alba,
nei petali dove luccicano le stelle.
E, le stelle alpine, benedette con l’eternità,

Sono nato signore nel profumo dolce dei fiori.
Sono nato signore in una gher, sonnecchia come un cigno,
in un cordone ininterrotto di bianco,
nel focolare, dove brucia ardentemente il fuoco rosso,
E, dove, i mongoli vissuti per centomila generazioni,

Sono nato signore in una gher, sonnecchia come un cigno.
Sono nato signore nella mente di una bella donna,
nella tenerezza del suo sguardo, tra le ciglia,
nella pieghe della sua deel, profumato di latte.
E, nella sua modestia, e nei suoi pensieri,

Sono nato signore nella mente di una bella donna.
Sono nato signore di un possente cavallo da sella,
con la criniera al vento, come un gigantesco tamburo,
E, sulla schiena liscia di un takhi, da una mandria di deserto,
oltre il vento nel cielo, non permettono nessuno.

Sono nato signore di un possente cavallo da sella.
Sono nato signore dell’acquazzone,
nel lampo di fulmine che spaventa il cielo sereno,
nei chicchi bianchi che riempiono l’area pura.
E, in sette colori dell’arcobaleno nella steppa,

Sono nato signore dell’acquazzone.
Sono nato signore nella melodia di una canzone elegante,
in un calice d’argento avvolta in una sciarpa blu,
nella melodia discrete ed eleganti di una canzone lunga.
E, nel destino dell’uomo di gioia e di miseria,

Sono nato signore nella melodia elegante di una canzone.
Sono nato signore nel paese del cielo blu,
nelle storie del passato famoso della Mongolia,
nella fiamma della democrazia, che splende in patria di Chinggis Khan.
E, nelle pieghe di questa terra d’oro,

Sono nato signore nel paese del cielo blu.

 

Un fatto al giorno

20 marzo 1956: la Tunisia guadagna l’indipendenza dalla Francia. “Nel 1946 nasce l’Union Générale Tunisienne du Travaille che nel primo anno conta già più di 12.000 iscritti. Il 23 agosto dello stesso anno si riunirono a Tunisi nel congresso della “Notte del destino” 300 delegati del movimento nazionale che richiesero per la prima volta ufficialmente l’indipendenza del paese; i francesi ne arrestarono 46, motivo per cui venne indetto uno sciopero per chiederne la liberazione. Si moltiplicarono le azioni volte a promuovere l’indipendenza tunisina, sia all’interno del paese che all’estero: Burghiba iniziò a coltivare relazioni diplomatiche con i paesi anglosassoni, più di 2000 volontari partirono per unirsi alla Lega araba contro Israele, il sindacalista Farhat Hached partecipò a Parigi come delegato al Congresso internazionale dei popoli colonizzati. Intanto la repressione francese cercava di soffocare la lotta politica con scarsi risultati; quando Mohamed el-Moncef (1948) fu assassinato, l’UGTT e l’ufficio politico del Neo-Destour organizzarono il suo memorabile funerale. L’8 settembre 1949 Habib Burghiba tornò in Tunisia - era ormai un personaggio noto e autorevole - e studiò una nuova strategia per ottenere l’indipendenza del paese: sul fronte interno era necessario organizzarsi per la svolta decisiva e bisognava intanto, su quello estero, potenziare le rappresentanze “diplomatiche”. Iniziò il braccio di ferro con la Francia: la richiesta era di vedere attuare riforme tali da condurre il paese verso una reale autonomia; in caso contrario l’unica soluzione possibile rimaneva la guerra di liberazione nazionale. Nell’aprile del 1950 Bourghiba andò in Francia ed espose il suo progetto di riforme (articolato in 7 punti) che avrebbe consentito alla Tunisia di raggiungere l’autonomia. Iniziarono le trattative, ma le soluzioni francesi furono comunque inadeguate. Quando il governo francese rifiutò, con una nota, le rivendicazioni dei tunisini (dicembre 1951) venne convocato uno sciopero generale di 3 giorni. La nuova stagione di manifestazioni fu repressa dalle autorità francesi che il 18 gennaio 1952 arrestarono Burghiba e altri militanti nazionalisti: la reazione fu immediata in tutta la Tunisia e le manifestazioni, gli scioperi e gli scontri con le forze dell’ordine francesi si moltiplicarono e ci furono arresti massivi. Intanto la Commissione politica delle Nazioni Unite iniziò ad analizzare il dossier sulla Tunisia. Nel tentativo di trovare una soluzione convincente per l’opinione pubblica internazionale, il governo francese promosse una politica di riforme che tendevano alla “co-sovranità” franco-tunisina, inaugurando quella che chiamarono la “politica della pacificazione”. Il nuovo presidente del consiglio francese Mendès France decise di porre fine alla questione tunisina, avviando le trattative con il Bey per l’autonomia interna “senza restrizioni” (luglio 1954). Al tavolo delle negoziazioni, che si aprirono nel settembre del 1954, parteciparono anche i rappresentanti del Neo-Destour. Nonostante gli accordi non prevedessero ancora l’indipendenza, la maggioranza del partito considerò i risultati ottenuti come “una tappa importante” per il raggiungimento del loro obiettivo prioritario. Le nuove trattative, gestite principalmente da Burghiba, e la situazione internazionale (in particolare quella dei paesi arabi) portò alla proclamazione dell’indipendenza tunisina il 20 marzo 1956 e, un anno più tardi, alla nascita della Repubblica”.

(Giulia Pezzella, in Enciclopedia Italiana Treccani)

 

Una frase al giorno

“L'Italia non è un Paese povero, è un povero Paese!”

(Charles De Gaulle. Chissà cosa direbbe vedendo questo Paese oggi?!)

 

Ugo Brusaporco
Ugo Brusaporco

Laureato all’Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea Dams. E’ stato aiuto regista per documentari storici e autore di alcuni video e film. E’ direttore artistico dello storico Cine Club Verona. Collabora con i quotidiani L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Brescia Oggi, e lo svizzero La Regione Ticino. Scrive di cinema sul settimanale La Turia di Valencia (Spagna), e su Quaderni di Cinema Sud e Cinema Società. Responsabile e ideatore di alcuni Festival sul cinema. Nel 1991 fonda e dirige il Garda Film Festival, nel 1994 Le Arti al Cinema, nel 1995 il San Giò Video Festival. Ha tenuto lezioni sul cinema sperimentale alle Università di Verona e di Padova. È stato in Giuria al Festival di Locarno, in Svizzera, e di Lleida, in Spagna. Ha fondato un premio Internazionale, il Boccalino, al Festival di Locarno, uno, il Bisato d’Oro, alla Mostra di Venezia, e il prestigioso Giuseppe Becce Award al Festival di Berlino.

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org