“L’amico del popolo”, 11 marzo 2017

L'amico del popolo
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L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

LA SYMPHONIE PASTORALE (Sinfonia pastorale, Francia, 1946), regia di Jean Delannoy. Soggetto dall'omonimo racconto di André Gide. Sceneggiatura: Jean Delannoy e Jean Aurenche. Fotografia: Armand Thirard. Montaggio: Suzette Bouveret. Musica: Georges Auric. Con: Jean Desailly - Jacques, Line Noro - Amelie, Michèle Morgan - Gertrude, Pierre Blanchar - Il Pastore, Andrée Clement - Piette Casteran, Jacques Louvigny - M. Casteran, Albert Glado - Il Bambino, Germaine Michel - La Contadina, Mona Dol - Suor Claire, Rosine Luguet - Charlotte, Robert Demorget - Il Bambino.

Grand Prix du Festival International du Film al Festival di Cannes 1946, Premio per la miglior interpretazione femminile a Michèle Morgan.

In un piccolo villaggio sperduto tra le alpi svizzere il pastore protestante Jean Martens accoglie Gertrude una bambina trovatella, cieca dalla nascita. Piano piano l'iniziale affetto che prova per lei si trasforma in vero e proprio amore. Una volta cresciuta la ragazza viene operata agli occhi e riacquista la vista. Divisa tra la riconoscenza verso il pastore e l'amore per il figlio di questi decide di fuggire. Consapevole degli orrori del mondo, oltre che della sua bellezza, ella decide di uccidersi, liberando la valle dalla sua inquietante presenza. Verrà ritrovata morta nella neve.

“Ispirato al romanzo didascalico e poetico di Gide, il film si propone come una tragedia del nostro tempo, che tende ad accentuare gli aspetti morali del testo originale. La collaborazione tra il regista e Jean Aurenche conferisce insolita drammaticità a un testo che si concentra più sul dramma finale che alla scoperta del mondo da parte di una donna. Fenomeno anomalo nel panorama del cinema francese degli anni ’40. Il film è ricordato soprattutto per l’attenta ricerca paesaggistica compiuta dal regista, che pone in contrasto l’apparente quiete dei luoghi con il torbido formarsi delle passioni umane.”

(Fernaldo Di Giammatteo, Dizionario Universale del Cinema)

“Un classico di notevole intensità, incentrato sulla consumante passione del pastore Blanchard per la ragazzina cieca, che prende sotto la sua ala e istruisce. Uno studio sulla corruzione morale e spirituale, co-sceneggiato dal regista a partire da un romanzo di Gide.”

(Leonard Maltin su Guida ai Film)

“Da molti definito solo un “esercizio di stile”, la Sinfonia pastorale di André Gide probabilmente non ha mai goduto di una grande eco: trascurare un’opera del genere sarebbe però un grave errore. Scritto nel 1919, è la storia, raccontata in forma di diario, del rapporto tra un pastore protestante e una giovane ragazza non vedente. Tra le pieghe di questo diario-confessione, è facile scorgere l’intimo dell’autore: il suo travaglio religioso, la sua vita, le sue battaglie interiori che lo hanno contraddistinto. “Mi avete spesso detto che le leggi di Dio erano le stesse dell’amore”, “L’amore che qui parla non è più quello che si chiama anche carità”, “E per carità voi mi amate?”
Sinfonia pastorale è un diario di conversioni, di amore, di pulsioni: da quando il pastore accoglierà nella sua abitazione la giovane ragazza non vedente, rimasta orfana, la sua vita non sarà più la stessa. Gertrude è il nome che le assegneranno, visto che fino a prima aveva vissuto sola con una vecchia che non parlava e che l’aveva sempre abbandonata nel suo abbrutimento. Ma ora Gertrude vive: il pastore le insegna a riconoscere il canto degli uccelli, le descrive paesaggi e visioni, le legge passi della Bibbia e del Vangelo. Gertrude ne rimane affascinata: “Ma la terra è davvero così bella come il canto degli uccelli?” Impara anche a suonare l’organo: la sinfonia pastorale è il componimento che le riesce meglio e che la ispira di più. Pretesto per il titolo dell’opera, si potrebbe pensare. In realtà non vuole essere cosi: le descrizioni che il pastore fa a Gertrude dipingono i paesaggi e visioni quasi bucoliche, idilliche, armoniose, che si uniscono in sinfonie. Questa sinfonia però non è destinata a durare: il figlio Jacques la frequenta nascostamente durante le lezioni di organo in chiesa. La ama, vuole sposarla, ma il pastore non può accettare la compromissione della castità di Gertrude: non sopporta che su di lei Jacques faccia pensieri impuri. Ma non è facile fermare un amore, anzi, sarà impossibile. Jacques è cristiano, tra le altre cose: da questo confronto, nell’animo del caparbio pastore protestante, si insinueranno tarli inaspettati, derivati proprio dalle letture del Vangelo e dalle discussioni con il figlio. Jacques è sconfitto: costretto dal padre ad allontanarsi dalla figlia, è spedito lontano, mentre Gertrude tornerà ad essere solo del pastore. Riprendono quindi le lunghe camminate, le lunghe descrizioni: ma ora Gertrude è cambiata. Vuole sapere se Jacques la amava davvero, se voleva sposarla: e con grande sorpresa, arriva a confessare il proprio amore per lo stesso pastore che la aveva presa in consegna: “Ci sono molte cose tristi, sicuramente, che non posso vedere, e che voi non mi raccontate. Preferisco sapere piuttosto che essere felice”. Ma non è solo questo che turba profondamente l’animo del pastore: “Gertrude, pensi che il tuo amore sia colpevole?” - Risponde la donna: “Che il nostro amore, dico a me stessa che dovrei pensarlo: non ci si può amare al di fuori del matrimonio, i dettami religiosi sono chiari”. Il calvario del pastore, tra pulsioni umane e sentimenti divini, va avanti, fino a far confondere le acque: “Signore, a volte mi pare di aver bisogno del suo amore per amarti” - dice il pastore, interpretando in un certo senso il mistero della comunione d’amore tra l’uomo e Dio, l’amore tra uomo e donna come riflesso e partecipazione all’amore di Dio, quando Getrude si opera agli occhi. Le tornerà la vista: sarà ancora innamorata di lui? Non regge questo peso, soffoca, non trova risposte. Il giorno del giudizio arriva. Gertrude vede e capisce che ama Jacques, al primo loro incontro: confessa al pastore che la prima cosa che ha visto, entrando in casa, è stato invece il peccato, il peccato di quell’ amore colpevole che aveva sbagliato a nutrire. Ora il buio si è dischiarato: vuole Jacques, vuole sposarlo. Getrude comprende anche che lei è la causa del dolore di quelle due persone: non ne sopporta il peso. Si getta nelle acque di un vicino fiume, sarà poi ritrovata al vicino mulino. Getrude confessa al suo pastore, prima di morire, che il suo getto è stato voluto: ma prima di morire fa anche una altra azione. Insieme a Jacques decidono di convertirsi, di essere uniti in Dio per l’eternità: il padre-pastore capisce solo ora il male che le ha fatto, tendendola lontana dal suo vero amore, mentendole. Ora Getrude può essere unita a Jacques per l’eternità, quando in vita non le è stato concesso. Amore, carità cristiana, desideri, passioni, menzogne, c’è tutto questo in Sinfonia pastorale, c’è tutto questo nella vita di Gide, ci sono le proibizioni, il rigido costume puritano, le rigide regole da rispettare. Il cuore arido del pastore, incapace di piangere per la morte di Gertrude, è il fantasma che lo scrittore francese cerca di allontanare dalla sua coscienza”.

(Da www.900letterario.it > Opere del '900)

 

Una poesia al giorno

Dorme il mio amico, di André Gide

Dorme il mio dolce amico sotto la tenda.
Ed io veglio perché lui dorma.
Quando son solo è che aspetto il mio amico.
Da lui non vado che la sera.
È questa l’ora di tutti i fuochi del Mezzogiorno;
La terra tutta discolora di sete, d’attesa e di paura;
L’ora in cui la volgarità degli impavidi vacilla,
In cui il pensiero dei saggi si confonde,
In cui la virtù dei puri si corrompe,
Tanto la sete è desiderio d’amore
E l’amore è sete di toccare,
In cui tutto ciò che non è di fuoco
In questa vampa perde il suo colore.
C’è chi, a sera, sfinito da un caldo così grande, non ha più trovato il suo coraggio;
C’è chi, attraverso il deserto, ha cercato, tutta la notte, vanamente appresso al suo pensiero smarrito;

Grazie al mio amico
Senza paura attendo la dolce notte.
Quando è sera, il mio amico si sveglia;
Vado da lui, e lungamente ci consoliamo.
Accompagna i miei occhi nel giardino delle stelle.
Gli parlo dei grandi alberi del Nord
E delle fredde vasche in cui la luna,
Pastore celeste, come un amante, si bagna;
Lui mi spiega che solo le fuggevoli cose
Hanno inventato le nude parole
Mentre quelle che non devono perire
Tacciono sempre, avendo tutto il tempo di parlare –
E che la loro eternità le narra.

(Traduzione di Roberto Rossi Precerutti dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Dicembre 2005, N. 200, Crocetti Editore)

André Paul Guillaume Gide (1869 - 1951)

 

Un fatto al giorno

11 marzo 1387: battaglia di Castagnaro tra Giovanni Ordelaffi, per conto di Verona, e Giovanni Acuto, per conto di Padova. La battaglia di Castagnaro è stata combattuta l'11 marzo 1387 tra l'esercito degli Scaligeri, signori di Verona, e quello dei Carraresi, signori di Padova. Ebbe luogo presso Castagnaro, odierna cittadina in provincia di Verona. Fu una delle più grandi battaglie dell'epoca dei capitani di ventura ed è considerata la più grande vittoria di John Hawkwood, il condottiero inglese conosciuto in Italia come Giovanni Acuto, che era al comando delle truppe padovane. La vittoria delle Brentelle mise in evidenza le debolezze degli Scaligeri, e l'anno seguente furono i padovani ad attaccare la signoria veronese. La battaglia si svolse pochi chilometri a sud del capoluogo scaligero, nella zona della cittadina di Castagnaro. Le truppe di Verona erano condotte dai capitani di ventura Giovanni Ordelaffi di Forlì e Ostasio da Polenta di Ravenna, mentre i padovani erano comandati dal condottiero inglese Giovanni Acuto e da Francesco Novello da Carrara, figlio del signore di Padova Francesco I da Carrara. La battaglia è passata alla storia per la strategia adottata da Giovanni Acuto, che finse la ritirata e attirò i veronesi su un terreno acquitrinoso, ritenuto più propizio. Fece smontare i cavalieri e li fece schierare compatti su un'area asciutta, ai lati dispose i balestrieri, gli arcieri inglesi e i cannoni. I veronesi avanzarono e persero tempo a riempire di sterpaglia un canale che li separava dai nemici. Quando ripresero la marcia, gli arcieri di Padova iniziarono il tiro incrociato mentre i soldati disposti al centro fermarono l'avanzata veronese. Dopo che le frecce ebbero ucciso molti uomini, Acuto si rese conto del panico che si stava diffondendo tra le file avversarie e ordinò l'attacco ai propri cavalieri appiedati, i quali si aprirono un varco e costrinsero i veronesi a disunirsi. Ormai padroni del campo, i padovani uccisero o catturarono la maggior parte dei soldati nemici. La sconfitta di Castagnaro segnò la fine della lunga egemonia degli Scaligeri, che dopo qualche mese sarebbero stati cacciati da Verona dalle truppe viscontee.

 

Una frase al giorno

“Famiglie! Vi odio! Focolari chiusi; porte serrate; geloso possesso della felicità”

Da I nutrimenti terrestri, di André Paul Guillaume Gide (1869 - 1951), scrittore francese, Nobel per la letteratura 1947.

 

Ugo Brusaporco
Ugo Brusaporco

Laureato all’Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea Dams. E’ stato aiuto regista per documentari storici e autore di alcuni video e film. E’ direttore artistico dello storico Cine Club Verona. Collabora con i quotidiani L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Brescia Oggi, e lo svizzero La Regione Ticino. Scrive di cinema sul settimanale La Turia di Valencia (Spagna), e su Quaderni di Cinema Sud e Cinema Società. Responsabile e ideatore di alcuni Festival sul cinema. Nel 1991 fonda e dirige il Garda Film Festival, nel 1994 Le Arti al Cinema, nel 1995 il San Giò Video Festival. Ha tenuto lezioni sul cinema sperimentale alle Università di Verona e di Padova. È stato in Giuria al Festival di Locarno, in Svizzera, e di Lleida, in Spagna. Ha fondato un premio Internazionale, il Boccalino, al Festival di Locarno, uno, il Bisato d’Oro, alla Mostra di Venezia, e il prestigioso Giuseppe Becce Award al Festival di Berlino.

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org