“L’amico del popolo”, 7 marzo 2017

L'amico del popolo
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L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

CYANKALI (Cianuro, Germania 1930), scritto e diretto da Hans Tintner, dal dramma omonimo di Friedrich Wolf. Fotografia: Günther Krampf. Musica: Willy Schmidt-Gentner. Con: Grete Mosheim, Nico Turoff, Claus Clausen, Herma Ford, Margarete Kupfer, M. Anderson, Paul Henckels, Louis Ralph, Paul Kemp.

La giovane Hete rimane incinta del suo fidanzato Paul. Quando questi perde il lavoro e con esso la possibilità di provvedere alla famiglia, la ragazza decide di abortire. Il suo ginecologo non può legalmente assisterla, così Hete deve rivolgersi ad un abortista che le dà del cianuro di potassio... Denuncia di uno Stato che non si prende cura dei suoi cittadini, il film di Tintner è il riflesso del clima della Repubblica di Weimar e della Nuova oggettività. Tratto dall'omonimo testo di Friedrich Wolf, fu ritirato dalla circolazione nel 1931, quando il drammaturgo fu condannato per vituperio al paragrafo 218 del codice penale, che puniva l'interruzione di gravidanza.

“La fidanzata di un operaio disoccupato (Grete Misheim) attende un figlio che non vuole. Per poter abortire si mette nelle mani di una megera, e muore. Il fidanzato è arrestato durante una manifestazione. Forse il più aspro e disperato film sulla Germania degli anni precedenti al nazismo, basato su un dramma abbastanza convenzionale di un autore di sinistra, ma diretto con estremo vigore da Tintner, che pure gli ha conservato scenografie e struttura di impostazione teatrale. Particolarmente impressionante l'ultima parte del film, ad esempio la scena in cui alla canzone canagliesca di una fanciulla che chiede l'elemosina si sovrappone l'urlo della protagonista morente”

(Georges Sadoul)

“Il 6 settembre 1929 aveva luogo al Lessingtheater di Berlino la prima esecuzione assoluta del dramma Cjankali (cianuro), che ben presto divenne lo strumento polemico più agguerrito, anche nella sua contrastata versione cinematografica, che incappò anche essa in divieti di programmazione, nel quadro della campagna contro l'art. 218 del codice penale, che proibiva l'aborto. Il riaccendersi della polemica e poi il suo inasprirsi negli anni della crisi era la conseguenza del fallimento della campagna per la depenalizzazione dell'aborto che invano il movimento femminile e i gruppi della sinistra, con diversità di impegno, avevano sviluppato negli anni precedenti, senza ottenere dal Reichstag null'altro the una più vaga discrezionalità del giudice nella fissazione della pena detentiva prevista per la donna che abortisse. Non entro qui nei dettagli di questa campagna, che va vista comunque nel quadro della riflessione portata avanti da diversi settori del movimento operaio e della borghesia democratica per una nuova morale sessuale e per la maggiore dignità personale della donna, offesa tra l'altro dal flagello degli aborti clandestini [Un primo bilancio critico del problema si trova nella dissertazione di laurea di M. ASPMAIR, Aspetti della società weimariana: condizione femminile e dibattito sull'aborto, discussa, discussa presso il Corso di laurea in storia della Facoltà di Lettere e filosofia di Bologna, nell'anno acc. 1978-79 (rel. E. Collotti), di cui sarebbe auspicabile la rielaborazione ai fini della pubblicazione]. E di un caso di aborto clandestino si tratta infatti in Cyankali. Autore ne era appunto Friedrich Wolf, medico e scrittore, animatore della vita culturale di Stoccarda, il quale nel 1928 si era iscritto al partito comunista tedesco [L'intera vicenda è ora rievocata nell'ampia documentazione raccolta, insieme alla ristampa del lavoro teatrale omonimo, nel bel volume a cura di E. WOLF e K. HAMMER, Cyankali von Friedrich Wolf. Eine Dokumentation, Berlin-Weimar, 1978. Sulla figura del medico-intellettuale protagonista anche il più recente volume Friedrich Wolf in Stuttgart, Stuttgart 1983 (nel quadro del più ampio progetto Stuttgart im Dritten Reich)].
Il dramma sollevò, insieme a molti consensi, un'ondata di proteste nell'ambiente nazionalista e nazionalsocialista nonché nei circoli ecclesiastici. In alcune località fu proibito o i teatri ne rifiutarono la recita. Wolf divenne forse l'oratore più popolare nella lotta in favore dell'aborto. Il 19 febbraio 1931 egli fu arrestato sotto l'accusa di avere esercitato "professionalmente l'aborto". Una accusa che Wolf, il quale poté dimostrare fra l'altro di avere ben poco lucrato dai suoi interventi, ritenne infamante e diffamatoria per la sua persona e per quella della sua collega, anch'essa tratta in arresto, la dottoressa Else Kienle, che gestiva l'unico consultorio di igiene sessuale di Stoccarda, così come Wolf era stato l'unico medico di Stoccarda a sostenere pubblicamente la necessità della regolamentazione delle nascite. Wolf non negò di avere operato aborti, andando con ciò contro le prescrizioni dell'art. 218, che aveva mantenuto inalterate le prescrizioni penali contro gli autori materiali dell'aborto. Wolf riprese a sua difesa uno degli argomenti che erano stati ripetutamente invocati per allargare le maglie della legge ma che la giurisprudenza non aveva mai accettato; vale a dire che non si potesse ammettere l'aborto soltanto nei casi estremi in cui fosse richiesto dalla salute della gestante, ma anche nel caso in cui le condizioni sociali della stessa non consentissero condizioni di vita dignitose per l'interessata e per il nascituro.
Le pressioni popolari e parlamentari spinsero alla scarcerazione di Wolf, che avvenne il 28 febbraio; egli si adoperò nelle settimane seguenti per ottenere il rilascio anche della dottoressa Kienle, che fu liberata soltanto un mese dopo, il 29 marzo, al termine di un lungo sciopero della fame. Il procedimento giudiziario non ebbe seguito. Il significato politico della vicenda fu colto pienamente dalla "Weltbühne", il cui direttore Ossietzky denunciò l'errore commesso dai giudici di Stoccarda, i quali non avevano capito che l'art. 218 poteva sopravvivere solo se essi avessero colpito il sottobosco dei cosiddetti "guaritori" e non un medico qualificato come Wolf. Il movimento contro l'art. 218 - ebbe a scrivere Ossietzsky - non è una novità, ma gli era mancata finora una forza centrale; negli ultimi anni, da quando se ne è impossessato il teatro, ha assunto un carattere fortemente letterario, senza estendersi in profondità. Ora l'eccesso di zelo di un procuratore gli dà ciò che gli era finora mancato: l'alfiere, il rappresentante integro dell'idea messo sotto accusa e in prigione; la figura centrale, il simbolo. Sinora questo articolo era un che di pericoloso alquanto distante; ora lo abbiamo in vicinanza tangibile, ora possiamo finalmente toccare con mano .
[Cfr. C. V. OSSIETZKY, Zum Falle Friedrich Wolf, in "Die Weltbühne", 3 marzo 1931, pp. 301-303]”.

(Enzo Collotti, “Politica e cultura negli anni di Weimar: aspetti di un rapporto conflittuale”)

CYANKALI (Cianuro, Germania 1930), scritto e diretto da Hans Tintner

 

Una poesia al giorno

Grodek, di Georg Trakl (Salisburgo, 3 febbraio 1887 - Cracovia, 3 novembre 1914)

I boschi d'autunno rombano a sera
d'armi mortali, e le auree pianure
e i laghi celesti, sui quali rotola il sole
più lugubre; abbraccia la notte i guerrieri
moribondi, il lamento selvaggio
delle loro labbra straziate.
Quieto s'agglomera nel saliceto -
nube scarlatta, dimora d'un Dio corrucciato...
il sangue versato, frescura lunare;
tutte le strade convergono in nero marciume.
Sotto le rame d'oro del bosco silente,
sotto le stelle, l'ombra della sorella barcolla
a salutare le anime eroiche,
le teste lorde di sangue;
e nel canneto sommessi
suonano i cupi flauti autunnali.
Oh lutto orgoglioso! Altari di bronzo,
un immenso dolore nutre, quest'oggi,
la fiamma cocente dell'anima,
i non nati nipoti.

Questa non è soltanto una poesia di Georg Trakl, e una delle più famose e terribili. E' l'ultima sua poesia, scritta pochi giorni prima che si suicidasse, all'età di ventisette anni, il 3 novembre 1914. Già sconvolto per l'abuso di droghe e di alcool e per il rapporto incestuoso con la sorella Greta, allo scoppio della “Grande Guerra” Georg Trakl, farmacista di professione, viene richiamato come ufficiale di sanità e viene inviato sul campo di battaglia di Gródek, in Galizia, dove deve assistere, da solo e senza medicine, novanta feriti gravi. Completamente traumatizzato dall'esperienza della guerra, Trakl tenta il suicidio ma viene salvato e ricoverato nell'ospedale psichiatrico di Cracovia, il 7 ottobre 1914. Alla fine del mese il poeta fa testamento; all'amico Von Ficker, venuto a trovarlo, lascia invece come testamento poetico le composizioni Klage II (“Lamento II”) e Grodek, appena scritta. Il 3 novembre si pratica da solo un'overdose di cocaina. (RV)

 

Un fatto al giorno

7 marzo 1965: a Selma (Alabama), la milizia di stato e i locali tutori dell'ordine disperdono con la forza un gruppo di 600 dimostranti per i diritti civili. L'episodio venne trasmesso per televisione e soprannominato Bloody Sunday. Il 7 marzo 1965, è una data storica nel cammino per i diritti civili: in quel giorno, 600 dimostranti, guidati da Martin Luther King, diedero inizio in Alabama alla marcia da Selma a Montgomery, la capitale dello Stato. La manifestazione venne bloccata brutalmente dalle forze dell'ordine sull'Edmund Pettus Bridge, un ponte sul fiume Alabama. Fu il "bloody sunday" statunitense, la domenica di sangue. Ma quell'episodio diede nuova forza al movimento per la difesa dei diritti degli afroamericani che riuscì a ottenere, due marce e cinque mesi dopo, il "voting rights act", la legge che proibiva la discriminazione razziale e rafforzava il diritto di voto difeso dal quindicesimo emendamento della Costituzione Usa. Fu il via libera all'iscrizione nelle liste elettorali delle minoranze razziali. "Selma non riguarda il passato. Selma è ora", ha dichiarato Obama.

 

Una frase al giorno

“E anche se dovrete affrontare le difficoltà di oggi e di domani, io ho ancora un sogno. È un sogno profondamente radicato nel sogno americano. Io ho un sogno, che un giorno questa nazione si leverà e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: "Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità, che tutti gli uomini sono creati uguali". Io ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che furono schiavi e i figli di coloro che possedettero schiavi potranno sedere insieme al tavolo della fratellanza. Io ho un sogno, che un giorno perfino lo Stato del Mississippi, uno Stato che ribolle di ingiustizia, che ribolle di oppressione, si trasformerà in un'oasi di libertà e giustizia. Io ho un sogno, che i miei quattro bambini vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per il loro carattere”.

(Martin Luther King)

 

Ugo Brusaporco
Ugo Brusaporco

Laureato all’Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea Dams. E’ stato aiuto regista per documentari storici e autore di alcuni video e film. E’ direttore artistico dello storico Cine Club Verona. Collabora con i quotidiani L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Brescia Oggi, e lo svizzero La Regione Ticino. Scrive di cinema sul settimanale La Turia di Valencia (Spagna), e su Quaderni di Cinema Sud e Cinema Società. Responsabile e ideatore di alcuni Festival sul cinema. Nel 1991 fonda e dirige il Garda Film Festival, nel 1994 Le Arti al Cinema, nel 1995 il San Giò Video Festival. Ha tenuto lezioni sul cinema sperimentale alle Università di Verona e di Padova. È stato in Giuria al Festival di Locarno, in Svizzera, e di Lleida, in Spagna. Ha fondato un premio Internazionale, il Boccalino, al Festival di Locarno, uno, il Bisato d’Oro, alla Mostra di Venezia, e il prestigioso Giuseppe Becce Award al Festival di Berlino.

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org