“L’amico del popolo”, 28 febbraio 2017

L'amico del popolo
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“L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

SHI ZI JIE TOU” (Crossroads, Cina, 1937), regia di Shen Xiling. Sceneggiatura: Shen Xiling. Fotografia: Zhou Shimu, Wang Yuru. Interpreti: Zhao Dan, Bai Yang, Lu Ban, Ying Yin.

Storia di quattro giovani appena laureati a confronto con il mondo del lavoro e il sempre presente problema della disoccupazione; due di essi, Zhao e Bai, si incontrano ogni giorno allo stesso incrocio: lui lavora per un quotidiano, lei in fabbrica. Tra i due nasce presto l’amore e scopriranno dopo una serie di equivoci e litigi, di vivere l’uno accanto all’altra, divisi solo da un sottile muro di legno.
Quattro giovani diplomati nella Shanghai degli anni trenta. Senza lavoro, essi incarnano le speranze e le disillusioni della gioventù moderna. Il film ha anche delle reminiscenze biografiche, diventando così uno dei primi a trattare in maniera personale e soggettiva il tema della giovinezza e dei suoi problemi nei confronti della società e nelle relazioni interpersonali.
Il regista Shen Xiling, diplomato in Giappone come scenografo, ha lavorato anche come decoratore di vetrine (le scuole d'arte dove lavorava erano state chiuse dalle autorità), esattamente come fa, nel film, uno dei giovani protagonisti. La figura di Shen Xiling, uno dei più ispirati cantori della nuova Cina e della sua gioventù, entrò nella leggenda anche a causa della sua prematura morte all'età di 36 anni, causata dal tifo.

“All’inizio prevalgono i toni malinconici e sembra presagirsi un destino infelice: un giovane decide di suicidarsi gettandosi in mare, ma Zhao interviene e lo salva. Vediamo poi un dialogo tra i due sul senso di inutilità e le disillusioni derivate dal non trovare un lavoro, che si conclude con la decisione del giovane salvato di ritornare nelle campagne. Poi la vicenda si sposta nel cuore pulsante lavorativo di Shanghai, e il film esplode in un impeto di ottimismo, adottando lo sguardo entusiasta dei giovani appena entrati nel mondo del lavoro: Zhao è uno di questi e lavora con zelo come giornalista. Un’occupazione rappresenta la giusta ricompensa per gli anni trascorsi sui libri a studiare, nonché simbolo di affermazione sociale. C’è anche un amico di Zhao che fa il vetrinista e incarna più che mai lo slancio per la vita, con lui si raggiungono i momenti più comici del film, complice la buffa gestualità, e le scenette che ricordano la commedia slapstick. Non solo, sarà grazie alla sua astuzia e intraprendenza che Zhao riuscirà a muovere i primi passi con Bai. L’equivoco attorno a cui ruota la storia d’amore tra Zhao e Bai sta nel fatto che i due non sanno di vivere uno accanto all’altra, e anzi per una serie di inconvenienti si ritrovano a litigare attraverso il famigerato muro, lanciandosi biglietti di insulti. Xiling sembra volerci mostrare come la felicità possa davvero trovarsi dietro l’angolo, e come per un gioco di coincidenze la vita di una persona possa cambiare inaspettatamente. Mai arrendersi dunque e cercare sempre di riscattarsi.
Bai è una ragazza dolce e pudica, che sogna di stare con Zhao; viene messa in luce tutta la sua femminilità nel suo lato più innocente. Per contrasto Zhao, che pure nei confronti dell’amata è all’inizio un po’impacciato, si rivela invece molto audace quando ne parla con l’amico. Emerge in questo senso una figura un po’ scanzonata del protagonista, in antitesi con la stereotipo dello studente effeminato, serio e mite: non a caso è ben diverso lo Zhao di inizio film, quando sdraiato su un divano si confida con il compagno salvato, rispetto allo Zhao che ha trovato un lavoro, intraprendente, energico e virile appunto. Xiling sembra voler dare nuova linfa a un genere, quello sul problema dell’occupazione in Cina, ispirandosi in parte ai canoni e modelli occidentali, ma soprattutto volendo rilanciare la questione con slancio ottimista. Non a caso il film si conclude con i protagonisti che avanzano a braccetto invitano i giovani a non arrendersi come ha fatto il ragazzo salvato da Zhao, ma di affrontare la sfida per trovare un posto di lavoro in città. A ciò si uniscono le figure, nuove per l’epoca, di Zhao e Bai, che rompono con la tradizione e propongono nuovi modelli per una Cina che riflette su se stessa”.

(Piero Albertini)

“SHI ZI JIE TOU” (Crossroads, Cina, 1937), regia di Shen Xiling

 

Una poesia al giorno

Scrivere un curriculum, da "Vista con granello di sabbia" di Wislawa Szymborska (1923 - 2012)

Che cos'è necessario?
E' necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
è bene che il curriculum sia breve.
E' d'obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzi
e malcerti ricordi in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all'estero.
L'appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l'orecchio in vista.
E' la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.

Wislawa Szymborska (1923 - 2012)

 

Un fatto al giorno

28 febbraio 2013: alle ore 20 ha inizio la sede vacante (con la chiusura del portone del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo), in quanto diventa effettiva la rinuncia di papa Benedetto XVI, annunciata l'11 febbraio 2013; papa Benedetto XVI si trasferisce temporaneamente a Castel Gandolfo dove risiederà prima di ritirarsi in un monastero di clausura in Vaticano. È il primo Papa a dimettersi dal 1415. Nel concistoro ordinario dell'11 febbraio 2013 ha annunciato la sua rinuncia “al ministero di vescovo di Roma, successore di San Pietro”, con decorrenza della sede vacante dalle ore 20.00 del 28 dello stesso mese: da quel momento il suo titolo è diventato sommo pontefice emerito o papa emerito mentre il suo trattamento è rimasto quello di Sua Santità. È stato l'ottavo pontefice a rinunciare al ministero petrino, se si considerano unicamente i casi dei papi Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX, Gregorio VI, Celestino V e Gregorio XII, di cui si hanno fonti storiche certe o molto attendibili. “Benedetto XVI ha fatto diventare reale quella che era semplicemente una possibilità. Con questo ha aperto una strada che può essere eventualmente percorsa dai suoi successori. Così se si dovessero trovare in una situazione analoga, liberamente davanti a Dio, potrebbero giungere ad una conclusione simile”

(Padre Federico Lombardi)

 

Una frase al giorno

“Una società più austera può essere una società più giusta, meno diseguale, realmente più libera, più democratica, più umana”

Enrico Berlinguer (da Austerità, occasione per trasformare l'Italia, Roma, 1977, p. 13; citato in Ginsborg 1989, p. 481)

 

Ugo Brusaporco
Ugo Brusaporco

Laureato all’Università di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, corso di laurea Dams. E’ stato aiuto regista per documentari storici e autore di alcuni video e film. E’ direttore artistico dello storico Cine Club Verona. Collabora con i quotidiani L’Arena, Il Giornale di Vicenza, Brescia Oggi, e lo svizzero La Regione Ticino. Scrive di cinema sul settimanale La Turia di Valencia (Spagna), e su Quaderni di Cinema Sud e Cinema Società. Responsabile e ideatore di alcuni Festival sul cinema. Nel 1991 fonda e dirige il Garda Film Festival, nel 1994 Le Arti al Cinema, nel 1995 il San Giò Video Festival. Ha tenuto lezioni sul cinema sperimentale alle Università di Verona e di Padova. È stato in Giuria al Festival di Locarno, in Svizzera, e di Lleida, in Spagna. Ha fondato un premio Internazionale, il Boccalino, al Festival di Locarno, uno, il Bisato d’Oro, alla Mostra di Venezia, e il prestigioso Giuseppe Becce Award al Festival di Berlino.

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org