“L’amico del popolo”, 21 febbraio 2017

L'amico del popolo
Grandezza Carattere

“L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

ABC AFRICA (Iran, 2001) di Abbas Kiarostami. Fotografia: Seifollah Samadian. Montaggio: Abbas Kiarostami. Questo film porta il peso di denunciare per crimini contro l'umanità Papa Giovanni Paolo II. Per questo la sua visione documentaria spesso in Italia è stata nascosta.

Uganda, marzo 2000. Su richiesta dell'IFAD, il Fondo Internazionale per lo sviluppo Agricolo delle Nazioni Unite, Abbas Kiarostami e il suo operatore Seifollah Samadian arrivano a Kampala. Eccoli in giro con le loro telecamere digitali. Nelle strade ad essere inquadrati sono i volti di tante centinaia di bambini, i cui genitori sono morti di AIDS e una comunità che vive nella musica un momento collettivo di straordinaria importanza. Vengono intervistate alcune anziane, tra cui Benedetta, 72 anni e 11 figli morti di AIDS. Una voce commenta che la Chiesa cattolica si occupa di tante altre cose ma proibisce l'uso del preservativo. Nell'ospedale dei bambini c'è un corpicino avvolto in un lenzuolo e portato via. Altri bambini in una scuola all'aperto intonano una canzone molto cadenzata. Viene poi intervistata una coppia di austriaci arrivati in città per adottare un bambino. Questa gente quasi sempre disperata viene aiutata ad organizzarsi. Vengono formati i nuclei che confluiscono nei raggruppamenti. Dalla radio in macchina arrivano altre notizia sul Vescovo dell'Uganda. I coniugi austriaci con la bimba adottata salgono sull'aereo e fanno ritorno a casa.
Ancora una volta per Kiârostami lo sguardo del cinema si fa strumento di conoscenza. ABC Africa, primo film in digitale del regista iraniano, è qualcosa di più di un documentario girato in Uganda in un centro dell'UWESO (Uganda Women's Effort to Save Orphans), ma un viaggio tra la morte e il dolore che non rinuncia a catturare i segni rivelatori della vita e della voglia di continuare a vivere.

"L'Uganda devastata dall'Aids secondo il regista di 'E la vita continua': non solo sofferenza e agonie, ma gioia, frenesia di bambini, balli, canzoni, incredibile forza d'animo. E' il sorprendente 'ABC Africa' di Abbas Kiarostami. Nato come documentario per un'agenzia dell'Onu, è diventato una magnifica riflessione sull'etica del fare cinema. Culminante in una sequenza di assoluta audacia che sembra mimare la creazione del mondo. O del cinema".

(Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 novembre 2001)

“ABC Africa è la scritta sulla maglietta di una bambina che è stata adottata e che insieme ai suoi nuovi genitori fa un ultimo giro tra le vie, le baracche, il mercato e le facce del suo paese prima di volare in Europa. La notte è veramente il regno delle tenebre quando viene tolta l'energia elettrica e il cielo è illuminato dai lampi di un temporale. Tra il vasellame, i pezzi di carne coperti di mosche e i vestiti messi in commercio, le casupole che ospitato negozi di barbiere, una tintoria, una rivendita di dischi. I preparativi per un matrimonio in una casa senza porte e finestre. Scolari che all'aperto, sotto gli alberi, ripetono parole d'inglese o fanno di conto. Bambini che ballano allegri e sorridenti. Bambini e adulti sofferenti, nei letti di un ospedale, corrosi da una malattia implacabile. Sono appunti di viaggio, note per un film che si fa mentre si è ancora in giro per i sopralluoghi. Invitato a documentare il progetto di microfinanziamento alle donne di campagna che si prendono cura degli orfani nelle aree devastate dall'epidemia, Kiarostami usa la sua "penna" digitale per fissare i momenti, emozionanti e sereni, delicati e drammatici, di una tragedia africana. In Uganda, su ventidue milioni di abitanti, due milioni sono morti di Aids e dei nove milioni di bambini, due milioni sono senza famiglia. Abbecedario della solidarietà e del rispetto”.

(Enrico Magrelli, 'Film Tv', 4 dicembre 2001)

“L'ultima sequenza di Sotto gli ulivi ci proponeva, anni fa, un giovane iraniano scampato ad un terremoto nell'atto di corteggiare disperatamente una sua coetanea, sotto l'occhio benevolo di un regista di cinema. In quella vicinanza fra corpi "agenti" e sguardo attento del cineasta testimone sta tutta la logica del cinema di Kiarostami, fino ai suoi estremi sviluppi. Non è dunque un caso se, oggi, dopo aver girato ABC Africa con una telecamera digitale, il regista iraniano affermi di non voler più tornare al 35mm, vista “la libertà formidabile” che il mezzo gli consente e la “grande possibilità di comunicazione fra il cineasta e i suoi attori” che si instaura sul set. D'altronde che il progetto di ABC Africa esaltasse le qualità di Kiarostami era evidente fin dall'inizio, quando, nel marzo del 2000, l'Ifad (International Fund for Agricultural Development) lo invitò a visitare un centro dell'Uweso (Uganda Women's Effort to Save Orphans) e a documentare con le immagini della sua videocamera lo stato delle cose. Il documentario del regista iraniano si pone dunque sotto una serie di punti e domande: tematici (le condizioni di donne e bambini colpiti dall'Aids e ospiti di centri di accoglienza o di ospedali); ambientali (il territorio da attraversare, del tutto nuovo per Kiarostami); umani (i corpi e i volti dei bambini, soggetto noto e amato); etico-formali (come filmare il dolore?); esistenziali (può la vita vincere la sua scommessa con la morte?). Ad essi Kiarostami risponde all'inizio in maniera un po' impacciata, imboccando prima la via del documentario istituzionale (immagini «di repertorio» e voce fuori campo, a spiegare la situazione, a illustrare ciò che le immagini già mostrano palesemente) e poi quella del filmato "folkloristico" (centrato sulle esibizioni dei corpi infantili e sulla captazione "facile" della loro vivace spontaneità). Ad un certo punto tuttavia - come spesso avviene a chi si avventura in Africa, oggi come cent'anni fa - la solida efficienza della troupe si impantana, prima nei meandri di un ospedale per malati terminali e poi in una mancanza notturna di energia elettrica. Bastano questi due contrattempi, per far uscire il film dalla routine su cui si era avviato, spingendolo verso lo squilibrio, la fascinazione e la commozione. Si veda quel percorrere, camera a mano, il corridoio dell'ospedale, quell'interrompersi subitaneo, alla vista di un minuscolo corpo senza bara, in attesa di essere avvolto nel cartone come un pacco per le esequie, agganciato con le corde elastiche al retro di una bicicletta. Si veda quell'incertezza dell'astante, in dubbio fra la scoperta del dolore e il ritegno, il pudore, di fronte al lutto ignoto. Si veda quel vagare alla ricerca di un'immagine che bilanci la disperazione, quel trovarla in due corpi d'adulti che si corteggiano, passando a fianco alla morte, come se non la vedessero. Si veda il dialogo nel buio fra Kiarostami e il suo assistente, come se la notte annullasse ogni distanza e il parlare fosse per tutti uguale. Con momenti come questi, il cinema riprende il sopravvento sull'intenzione didascalica del committente e Kiarostami rende un buon servizio alla causa di quelli che soffrono e sperano”.

(Luciano Barisone)

"Con grande semplicità e sensibilità, il maestro del cinema dell'Iran Abbas Kiarostami ha girato questo documentario in Uganda su richiesta delle organizzazioni che si occupano di quasi 2 milioni di bambini adolescenti rimasti orfani prima a causa della guerra poi dell'Aids. In questo suo primo film girato fuori dall'Iran, e realizzato interamente in digital-video, Kiarostami riferisce del lavoro delle organizzazioni che a Kampala e nel Paese badano a proteggere i piccoli e a stimolare l'autonomia delle donne".

(Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 30 novembre 2001)

ABC AFRICA (Iran, 2001) di Abbas Kiarostami

 

Una poesia al giorno

Chi conosce
il dolore del bocciolo
quando si apre?

(Abbas Kiarostami)

 

Un fatto al giorno

21 febbraio 1965: viene assassinato Malcom X. Il suo era uno pseudonimo, il nome vero era Malcolm Little (Omaha 1925 - New York 1965). Fu teorico e leader politico, un sottoproletario, che nel 1952 uscì dal carcere dopo aver scontato una pena per rapina aderendo alla setta dei Musulmani neri, che per suo merito si trasformò in un grande movimento nazionale. Nel dibattito che diede origine a movimenti come il Black power e il Black panther party, pur confermando la fede islamica si staccò dalla predicazione separatista e diede vita all'Organizzazione per l'unità afro-americana (1964), in cui confluivano esigenze sociali e internazionalistiche (nello stesso anno compì un pellegrinaggio alla Mecca e visitò varî stati africani). Assassinato in circostanze mai chiarite durante un suo comizio a Harlem, ha lasciato una celebre Autobiography pubblicata postuma.

(Da Treccani Enciclopedia online)

Malcolm Little (Omaha 1925 - New York 1965)

 

Una frase al giorno

“Non troverai mai la verità se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspetti”

(Eraclito)

 

 

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
web www.brusaporco.org