“L’amico del popolo”, 13 febbraio 2017

L'amico del popolo
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“L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

MATRIMONIO ALL’ITALIANA (Italia, 1964), regia di Vittorio De Sica. Sceneggiatura: Leo Benvenuti, Renato Castellani, Piero De Bernardi, Tonino Guerra. Fotografia: Roberto Gerardi. Montaggio: Adriana Novelli. Musica: Armando Trovajoli. Con: Sophia Loren, Marcello Mastroianni.

Durante la guerra Domenico Soriano conosce in un bordello Filumena Maturano, una donna di mezza età e di umili origini. Innamoratosene, Domenico porta la donna a vivere con sé. Dopo vent’anni di convivenza, pur avendo continuato a fargli scrupolosamente da moglie e da serva, Filumena non solo non riceve una proposta di matrimonio, ma è sul punto di essere abbandonata dal suo uomo; costui infatti si è invaghito di un’altra donna, la giovane cassiera di un suo negozio, e sembra intenzionato a sposarla. A questo punto Filumena decide di tentare un’ultima carta: fingendosi morente, convince Domenico a sposarla e riesce ad allontanare la sua giovane rivale. Dopo la celebrazione del matrimonio Filumena gli rivela l’esistenza dei suoi tre figli, uno dei quali avuto certamente da lui: nonostante ciò ella non gli dirà mai quale dei tre ha il suo stesso sangue. Domenico, dopo vari tentativi, si rassegna a restare definitivamente con la moglie, che dopotutto ha amato con sincerità, e adotta tutti e tre i figli.
“Matrimonio all’italiana salda insieme, su un comune fondo di speranza nell’umanità, il dolore di Eduardo e il sorriso di De Sica, fiorisce dal connubio fra la pietà e l’ironia. Ma se al primo si deve questo forte ritratto di donna, immerso nell’amore per la carne della sua carne e nel disperato sentimento della giustizia che palpita in questo amore, dobbiamo a De Sica e ai suoi sceneggiatori il vederlo lievitare nell’aurora dell’adolescenza disgraziata, quando prima che madre Filumena è una giovane la quale sogna di essere tolta dal lupanare e di essere trattata come una vera signora. In questa, che è la parte più originale del film, lo sforzo dell’ambientazione e del modellato psicologico ha esiti impeccabili per precisione di tocco e festosità di accenti. Sono pagine in cui i colori della cornice napoletana hanno trovato in De Sica, così bene aiutato dai costumi di Piero Tosi, un artista che conosce a memoria la sua tavolozza, ma ora sa anche attingervi con gran discrezione”.

(Giovanni Grazzini)

Premio al IV Festival di Mosca per la migliore interpretazione femminile alla Loren - Nostro d’argento per migliore attrice non protagonista - David di Donatello 1965 per migliore regia, migliore attrice, migliore attore migliore produzione.

Vittorio De Sica regista

 

Una poesia al giorno

La poesia terminó conmigo di Nicanor Parra (da “Versos de salón”, 1962)

Yo no digo que pongo fin a nada
No me hago ilusiones al respecto
Yo quería seguir poetizando
Pero se terminó la inspiración.
La poesía se ha portado bien
Yo me he portado horriblemente mal.

Qué gano con decir
Yo me he portado bien
La poesía se ha portado mal
Cuando saben que yo soy el culpable.
Está bien que me pase por imbécil!

La poesía se ha portado bien
Yo me he portado horriblemente mal
La poesía terminó conmigo.

 

Un fatto al giorno

13 febbraio 1278 - Nell'Arena di Verona vengono arsi vivi dagli Scaligeri circa 200 (si parla di 166) Catari catturati presso la fortezza di Sirmione il 12 novembre 1276 dove si erano rifugiati dopo il massacro di Montsegur, dove i cronisti dell’epoca scrivevano: “Corsero nella città [le armate dei cattolici], agitando spade affilate, e fu allora che cominciarono il massacro e lo spaventoso macello. Uomini e donne, baroni, dame, bimbi in fasce vennero tutti spogliati e depredati e passati a fil di spada. Il terreno era coperto di sangue, cervella, frammenti di carne, tronchi senza arti, braccia e gambe mozzate, corpi squartati o sfondati, fegati e cuori tagliati a pezzi o spiaccicati. Era come se fossero piovuti dal cielo. Il sangue scorreva dappertutto per le strade, nei campi, sulla riva del fiume”.
La Fede. Appoggiandosi ad alcuni passi del Vangelo, in particolare quelli in cui Gesù sottolinea l'irriducibile opposizione tra il suo regno celeste e il regno di questo mondo, i Catari rifiutavano del tutto i beni materiali e tutte le espressioni della carne. Professavano un dualismo in base al quale il re d'amore (Dio) e il re del male (Rex mundi) rivaleggiavano a pari dignità per il dominio delle anime umane; secondo i Catari, Gesù avrebbe avuto solo in apparenza un corpo mortale (docetismo). Essi svilupparono così alcune opposizioni irriducibili, tra Spirito e Materia, tra Luce e Tenebra, tra Bene e Male, all'interno delle quali tutto il creato diventava una sorta di grande tranello di Satana (una sorta di Anti-Dio diverso dalla concezione cristiana) nel quale il Maligno irretiva lo spirito umano contro le sue inclinazioni rette, verso lo Spirito e verso il Tutto. Lo stesso Dio-creatore dell'Antico Testamento corrispondeva al Dio malvagio, a Satana. Basandosi su questi principi rifiutavano il consumo dei cibi di carne e delle uova ma anche il coito: il sesso era infatti considerato cosa tanto malefica che perfino il matrimonio era per essi peccaminoso poiché serviva solo ad aumentare il numero degli schiavi di Satana

 

Una frase al giorno

"Nu momento Dummì. Una sera mi dicesti: Filomè, facciamo finta di volerci bene. Io quella sera ti ho voluto bene veramente! Tu no, tu avevi fatto finta. E quando te ne andasti, mi regalasti la solita 100 lire. È quella 100 lire (Filumena mostra la banconota a Mimì). Io ci segnai l'anno, il giorno, poi tu partisti come al solito e quando tornasti tenevo ‘na pancia così. Ti feci dire che stavo poco bene e che ero andata in campagna. Ci sta un conticino che mi serve, la data che c'ho scritto. Ecco (ritaglia l'angolino della 100 lire e lo tira a Domenico). Tiè, li figli non si pagano!"

(Edoardo De Filippo da “Filumena Marturano”)

Eduardo Fe Filippo

 

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org