“L’amico del popolo”, 11 febbraio 2017

L'amico del popolo
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“L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

FUOCO! (Italia, 1968), regia di Gian Vittorio Baldi. Sceneggiatura: Gian Vittorio Baldi. Fotografia: Ugo Piccone. Montaggio: Cleofe Conversi. Musiche: Franco Potenza. Produzione: Gian Vittorio Baldi Per Idi Cin.Ca.

1968. Un disoccupato spara su una statua della Madonna in processione. Si asserraglia in casa con la famiglia. Resiste alla polizia. Non vuole, non può dare spiegazione al suo gesto...
Fuoco! appena restaurato e presentato per la prima volta in DVD, è uno dei film più singolari del cinema italiano anni Sessanta, e il capolavoro del suo autore, Gian Vittorio Baldi, autore e produttore, protagonista anomalo del cinema italiano per l’orgogliosa solitudine e indipendenza del suo itinerario.
Allievo del Centro sperimentale di cinematografia, aiuto-regista, organizzatore e direttore dell'Istituto Italiano del Documentario (I.D.I), docente di filmologia alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna, Baldi ha lavorato anche in televisione ed è considerato uno dei migliori documentaristi e registi italiani della generazione degli anni Trenta. Figura di notevole complessità, egli utilizzò spunti neorealistici, privilegiando l'analisi di situazioni e personaggi ai margini della vita urbana, conferendo loro una particolare e talora cruda incisività, dovuta alle sue esperienze franco-canadesi di cinema-verité.
Benché il suo possa sembrare, per certi aspetti, un cinema di denuncia, in realtà Baldi non è interessato tanto alla polemica sociale, quanto ad indagare l'immediato vissuto e la realtà umana e sofferta dei suoi personaggi. Esordì nel cinema con un cortometraggio di notevole valore contenutistico e di grande raffinatezza formale, Il pianto delle zitelle (1958), che vinse il Leone d'oro riservato ai cortometraggi al Festival di Venezia. L'anno successivo Baldi realizzò Via dei cessati spiriti (1959) e, nel 1960, La casa delle vedove, un'altra personale e originalissima interpretazione del “cinema-verità”. Nel 1962 girò il suo primo lungometraggio a soggetto, Luciano, una vita bruciata, distribuito però cinque anni dopo, nel 1967. In esso Baldi rielaborò un suo cortometraggio del 1959, Luciano (Via dei Cappellari), storia di un ladro romano di cui seppe delineare, con grande sensibilità e bravura, la vicenda esistenziale, fatta di miseria e di emarginazione. Anche se con qualche discontinuità, emerge dal film il ritratto di un «ragazzo di vita», ricco di echi pasoliniani, e di notevole efficacia, che tuttavia non può reggere il confronto con Accattone, il film dello stesso Pasolini, presentato alla Mostra di Venezia del 1961 e interpretato con sconvolgente e nuda drammaticità da Franco Citti, un imbianchino quasi analfabeta di cui lo stesso Pasolini aveva intuito le straordinarie potenzialità espressive. Nel 1968 Baldi diresse Fuoco!. Il film, che descrive l'improvviso esplodere della follia e della disperazione in un uomo del tutto comune, fu presentato alla Mostra di Venezia nel 1968, dove ottenne un lusinghiero successo di critica. Il film, girato in presa diretta, con l'uso della cinepresa a mano e realizzato magistralmente in bianco e nero dal fotografo Ugo Piccone, rimase però quasi completamente escluso dalla grande distribuzione. Affascinato dal tema della follia come estrema esplosione di irrazionalità causata da una sorta di panico esistenziale, Baldi riprese questo tema ne La notte dei fiori (1971), in cui sviluppò la candida e dolorosa vicenda di una ragazza hippy, che, abbandonata in aperta campagna, mette al mondo il suo primo figlio in assoluta solitudine, mentre in quello stesso tempo, in una "villa della morte" si compie un atroce e incomprensibile massacro (questa parte del film fu suggerita all'autore dall'uccisione, per opera di una setta satanista, dell'attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polansky). Nel 1974 Baldi riprese il tema dell'irrazionalità nel film L'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze di Natale, in cui descrisse con taglio cronachistico un assurdo misfatto compiuto dai fascisti della repubblica di Salò, che uccisero ad uno ad uno tutti i passeggeri di una corriera. Il film è solo in apparenza la descrizione realistica di un delitto; in realtà si configura come la metafora di tutte le violenze, ingiustificate e incomprensibili, a cui può condurre l'obnubilamento della ragione. Autore problematico e stimolante, anche se talora discontinuo, protagonista di mostre e rassegne in ogni parte del mondo, Baldi ha svolto una fondamentale opera di rinnovamento del linguaggio cinematografico, non solo liberandolo da formule espressive ormai logore, ma favorendo anche la produzione di film di giovani autori, quali Gianfranco Mingozzi, Nelo Risi, Gianni Amico e altri. Non ha mai voluto fermarsi, né andare in pensione, continuando a organizzare seminari e lezioni di cinema per i giovani e girando un film in Brasile. È morto a Faenza il 23/3/2015.

(da MYmovies)

FUOCO! (Italia, 1968), regia di Gian Vittorio Baldi

 

Una poesia al giorno

Canción del mariquita di Federico García Lorca

El mariquita se peina
en su peinador de seda.
Los vecinos se sonríen
en sus ventanas postreras.
El mariquita organiza
los bucles de su cabeza.
Por los patios gritan loros,
surtidores y planetas.
El mariquita se adorna
con un jazmín sinvergüenza.
La tarde se pone extraña
de peines y enredaderas.
El escándalo temblaba
rayado como una cebra.
¡Los mariquitas del Sur,
cantan en las azoteas!

 

Un fatto al giorno

11 febbraio 1858: La Beata Vergine Maria appare per la prima volta a Santa Bernadette Soubirous a Lourdes. Secondo quanto riferito dalla stessa Bernadette, l'11 febbraio 1858, appena quattordicenne, mentre assieme a una sorella e a un'amica raccoglieva legna da ardere in un boschetto vicino alla grotta di Massabielle (poco fuori Lourdes), Bernadette avrebbe avuto la prima visione di ciò che descrisse come "una piccola signora giovane" in piedi in una nicchia della roccia. Bernadette affermò che la "bellissima signora" le aveva chiesto di tornare alla grotta ogni giorno per quindici giorni e riferì anche che la signora vestiva un velo bianco, una cinta blu e una rosa dorata su ogni piede e teneva nelle mani un Rosario. Le giovani che erano in sua compagnia dissero di non aver visto nulla. L'identità dell'apparizione - nelle parole di Bernadette - rimase sconosciuta fino alla diciassettesima visione; fino ad allora Bernadette si limitò a chiamarla semplicemente Aquerò (pronuncia "acherò"; in lingua occitana significa pressappoco quella là, una maniera di riferirsi a una generica figura femminile). La storia di Bernadette creò scompiglio tra gli abitanti della cittadina, che erano divisi sulla convinzione che la ragazza dicesse, o no, la verità. Presto un grande numero di persone la seguivano quotidianamente nel suo percorso, alcuni per curiosità, altri che credevano fermamente di assistere a un miracolo.

 

Una frase al giorno

Per favore fate silenzio, zitti, io non ci sono più. Sono ritornato nelle stelle

(Gregorio in “Il cielo sopra di me”, sceneggiatura di Gian Vittorio Baldi)

 

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org