“L’amico del popolo”, 9 febbraio 2017

L'amico del popolo
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“L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

ELVIRA MADIGAN (Svezia, 1967), scritto, diretto e montato da Bo Widerberg. Fotografia: Jorgen Persson. Con: Pia Degermark (Elvira), Thommy Berggren (Sixteen), Lennart Malmen, Nina Widerberg, Cleo Jensen.

"Elvira Madigan" is indeed remarkably beautiful, Almost every frame would make a painting, and yet the film is alive and cinematic, not simply photographs of pretty pictures. Widerberg composes his shots of muted colors - usually white yellow and green - and of the remarkably attractive faces of his stars, Pia Degermark and Thommy Berggren”.

Quando il film uscì, nel 1967, fece spargere fiumi di lacrime. La triste storia d'amore tra la bella equilibrista Elvira Madigan e il conte Sixten Sparre commosse le platee di tutto il mondo e il suo successo fu talmente planetario che il secondo movimento del concerto per pianoforte di Mozart n. 21 in do maggiore (K 467), usato per accompagnare l'impossibile fuga d'amore dei due, da allora in poi divenne per tutti (musicisti compresi), il “concerto Elvira Madigan”. Le ragioni del successo del film, che a Cannes face vincere la Palma d'Oro come miglior attrice alla protagonista Pia Degermark, non vanno però cercate solo nella trama melodrammatica, ispirata a un fatto di cronaca che fece scalpore nel 1889, quando il conte Sparren, ufficiale dell'esercito svedese e padre di due figli, lasciò l'uniforme e la famiglia per vivere una romantica quanto impossibile fuga d'amore in Danimarca (dopo aver finito i soldi in un mese, i due decisero di uccidersi durante un picnic nei boschi).
Il regista Bo Widerberg, pur evitando ogni sottolineatura retorica, seppe trasformare una “semplice” storia d'amore in una specie di urlo soffocato contro una società oppressiva e autoritaria, che non accettava alcun tipo di ribellione contro le proprie regole. In questo modo i due amanti divennero una specie di simbolo universale di quella gioventù che stava preparandosi (il Sessantotto sarebbe scoppiato l'anno successivo) a ribellarsi contro l'autoritarismo delle istituzioni. Anche a costo di dover pagare quella sfida con la propria vita. E la scelta di ambientare la fuga dei due amanti en plain air, nel pieno rigoglio della natura estiva (era il mese d'agosto), in un paesaggio che sembra perfettamente in sintonia con i sentimenti dei due giovani - lei aveva 22 anni, lui doveva compierne 35 - e che invece si rivela duro e inospitale (le scene in cui cercano di sopravvivere mangiando bacche o lamponi o funghi crudi), finì per accentuare lo strazio di una storia che si colorava di valori simbolici. Rivisto oggi il film ha perso una parte della sua carica “eversiva” (colpiscono di più gli elementi proto-femministi che quelli più apertamente politici), ma non il fascino e l'eleganza della sua messa in scena, tutta costruita sulla sottrazione.
Il dvd della San Paolo, sfortunatamente senza contenuti extra, può poi avvalersi di un restauro eccellente delle immagini (realizzato dalla Cineteca di Stoccolma) e rendere così giustizia al lavoro del direttore della fotografia Jörgen Persson, che con questo film dimostrò internazionalmente il suo valore.

(Paolo Mereghetti, 6 ottobre 2008)

ELVIRA MADIGAN (Svezia, 1967), scritto, diretto e montato da Bo Widerberg

 

Una poesia al giorno

Una poesia, di Kjell Espmark, poeta svedese

In mezzo alla vita questa porta nella tappezzeria:
deve esserci sempre stata
sebbene non ce ne siamo mai accorti.
La apro
- il rumore è come quando si strappa un lenzuolo -
e l’odore di anni inibiti esce con la muffa.
Là dietro c’è una donna mummificata
in una stanza più piccola di un armadio.
I suoi occhi sono al di là di ogni conversazione,
la figura sfocata dalle tele di ragno.
Le labbra rugose sussurrano,
bianche di rabbia:
- Non potevi lasciarmi morire!

 

Un fatto al giorno

9 febbraio 1944, Italia del Nord, Seconda guerra mondiale: giuramento dell'Esercito Nazionale Repubblicano, l'esercito regolare della Repubblica Sociale Italiana (RSI). A differenza della Guardia Nazionale Repubblicana, delle Brigate Nere e altre formazioni più o meno regolari, combatté quasi esclusivamente contro gli Alleati e non contro i partigiani. Dipendeva dal governo della R.S.I, ma per l'impiego operativo era di fatto subordinato ai comandi militari tedeschi.

 

Una frase al giorno

I nemici avrebbero avuto la vittoria se avessero avuto chi sa vincere.

(Caio Giulio Cesare)

Caio Giulio Cesare

 

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org