“L’amico del popolo”, 2 febbraio 2017

L'amico del popolo
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“L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

I RECUPERANTI (Italia, 1970, 101’) di Ermanno Olmi. Sceneggiatura: Ermanno Olmi, Tullio Kezich, Mario Rigoni Stern. Fotografia e montaggio: Ermanno Olmi. Musica: Gianni Ferrio. Con: Antonio Lunardi, Andreino Carli, Alessandra Micheletto, Pietro Tolin.

Altopiano di Asiago, secondo dopoguerra: il giovane Gianni torna al suo paese natale dalla campagna di Russia e si mette alla ricerca di un lavoro. Dopo una prima occupazione in una segheria abusiva, e dopo che il fratello Francesco è partito per l'Australia in cerca di lavoro, Gianni incontra una sera il vecchio Du (il film si ispira alla persona del vecchio Vu, Albino Celi di Valstagna), che in evidente stato di ubriachezza si mette a straparlare, dicendogli anche come lui si guadagna da vivere, ovvero recuperando dei residuati bellici metallici della Grande Guerra sulle montagne dell'Altipiano e rivendendoli, in modo da guadagnarci del denaro per sopravvivere. Nonostante inizialmente Gianni veda il vecchio Du come un pazzo che straparla, man mano si rende conto che il vecchio ha le sue ragioni, che gli permetteranno di guadagnare qualcosa per potersi sposare con la sua ragazza. Poco più avanti Gianni decide di impegnare la sua indennità di buonuscita militare comprando un metal detector, che, sempre assieme al vecchio Du, riesce a fargli scoprire maggiori quantità di materiale bellico. La vita dei recuperanti va avanti così, con nuovi prezzi e qualche morto accidentale. Proprio per questo motivo, Gianni, spaventato dalla possibilità di perdere la vita facendo questo pericoloso lavoro, decide di abbandonare il vecchio Du e di seguire il consiglio della sua ragazza, ossia quello di intraprendere un lavoro meno pericoloso, come quello del manovale. Il film si conclude con il vecchio Du che prende in giro Gianni e che lo rimprovera di averlo abbandonato, ma Gianni non cambia idea e rimane a fare il manovale.

“Nel 1969 Olmi decide di girare “I recuperanti” per conto della Rai, con la sceneggiatura di Rigoni Stern e di Tullio Kezich. Il film è ambientato sull'Altipiano di Asiago, un territorio che fu di grande importanza durante il primo conflitto mondiale essendo al confine tra impero austroungarico e Italia. Si dice che sull'Altipiano di Asiago si svolse la più grande battaglia di montagna mai combattuta dall'uomo; qui combatterono tra gli altri anche Ernest Hemingway ed Emilio Lussu. La scelta di girare il film sull'Altipiano è dunque decisiva: il paesaggio assume un ruolo fondamentale, non solo per via della sua importanza storica - per le battaglie che vi si svolsero e per il mestiere del recuperante, ovvero di chi, a partire dal primo dopoguerra e fino agli anni Ottanta, raccoglieva residui bellici per rivendere i materiali di cui erano composti, piombo, rame, ghisa - ma anche per il fatto d'essere l'incarnazione stessa del ricordo.

Cosa rimane della guerra? “I recuperanti” è un film che parla di quello che accade dopo la guerra. Ciò che opera qui Olmi è un collegamento molto interessante tra le due Guerre Mondiali attraverso l'incontro tra due reduci: Du, il vecchio amante della crema marsala, ex soldato della Prima Guerra Mondiale che fa il recuperante, e Giovanni, il giovane soldato che ha appena finito di combattere la Seconda Guerra Mondiale ed è in cerca di lavoro. Siamo a metà anni Quaranta, e il lavoro non c'è. Giovanni s’ingegna con altri nel tentativo di organizzare una segheria abusiva, suo fratello sta per emigrare in Australia, la fidanzata preme possano finalmente sposarsi e sistemarsi. La guerra ha lasciato tanta desolazione, tanto silenzio. Giovanni non parla di quello che ha vissuto, è spaesato: il suo è un ritornare a una terra che non conosce più e che forse non ha mai conosciuto del tutto. Il “riappropriarsi” del territorio e della sua vita da civile è un'operazione che Giovanni riesce a fare grazie al vecchio Du, il quale gli propone di mettere “una società”, andando insieme a recuperare i vecchi cimeli di guerra. Du gli insegna dove sono le bombe, come si fa a disinnescarle - un po' come facevano i veterani con le matricole in tempo di guerra - e allo stesso tempo gli insegna com'è la sua terra, di cosa è fatta, e com'era quando c'erano gli austriaci e si combatteva. Attraverso questo incontro lo spettatore è chiamato a riflettere sui segni che la guerra ha lasciato, sulle ferite che l'Altipiano e i suoi abitanti hanno subito, e sul senso d'appartenenza al proprio luogo d'origine. Quello che colpisce è l'assenza di un interrogarsi sul senso della guerra, l'assenza di una consapevolezza politica, di uno stato sociale che vada in soccorso ai suoi combattenti - anzi, l'episodio della segheria abusiva lascia intendere invece come non ci sia, da parte dello Stato, una presa in carico, un segno di riconoscenza per l'impegno patriottico degli uomini dell'Altipiano. Ciò che rimane è solo l'Altipiano in sé, spoglio ma ricco di armi di distruzione che possono diventare un piccolo tesoro, per chi sa cercare. Più volte Du utilizza epiteti animaleschi riferendosi alle bombe (“ora scanniamo la balena”). La Prima Guerra Mondiale, chiamata anche la guerra dei materiali, dove per la prima volta viene utilizzata un'artiglieria “moderna”, è narrata sotto il segno di un ricordo quasi mitizzante. Du rappresenta il reduce che né vuole né può reinserirsi nella società. Lui e il suo territorio sono stati profondamente segnati dai combattimenti, e indietro non si può tornare. C'è un'ironia tenera e amara al tempo stesso nella rappresentazione di Du come “vecchio saggio”, perché se è vero che esiste un passaggio di consegne tra la vecchia e la nuova generazione, è vero anche che Du viene descritto come uno spiantato senza futuro, un reietto della società. Du più volte prende in giro Giovanni per il fatto di volere un lavoro e una vita che gli metta “il cappio al collo”, ma la fidanzata di Giovanni lamenta: “non è un vero mestiere”, preoccupata della pericolosità del lavoro di recuperante. Perché tornare a vivere la morte con un lavoro precario ora che la guerra è finita? Giovanni si lascerà convincere a smettere di fare il recuperante proprio quando assisterà a un tragico episodio dove due uomini muoiono nel tentativo di disinnescare una bomba, mentre il vecchio Du, più irriducibile, forse più segnato dagli eventi del passato, continuerà il suo mestiere, facendo conto come sempre solo su se stesso, camminando e cantando lungo i sentieri delle sue montagne”.

(A cura di Caterina Doni, Mediateca provinciale di Bergamo)

I RECUPERANTI (Italia, 1970, 101’) di Ermanno Olmi

Una Poesia al giorno

Sapienza (da Myricae, Pensieri, di Giovanni Pascoli)

Salì pensoso la romita altura
ove ha il suo nido l'aquila e il torrente,
e centro della lontananza oscura
sta, sapïente.

Oh! scruta intorno gl'ignorati abissi:
più ti va lungi l'occhio del pensiero,
più presso viene quello che tu fissi:
ombra e mistero.

Gli StormySix nel 1967

Un fatto al giorno

2 febbraio 1943: Seconda Guerra Mondiale. Con la resa delle ultime sacche di resistenza tedesca si conclude la battaglia di Stalingrado con la vittoria completa dell'Armata Rossa. Da sentire la canzone “Stalingrado” degli Stormy Six. Una canzone contro la guerra, per non dimenticare tutto il male che c’è nella parola “guerra”.

 

Una frase al giorno

“Cristoforo Colombo, come ognuno sa, è venerato dai posteri perché fu l'ultimo a scoprire l'America”

(James Joyce)

 

 

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org