“L’amico del popolo”, 27 gennaio 2017

L'amico del popolo
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“L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Un film al giorno

THE SCARLET EMPRESS (L’Imperatrice Caterina, 1934) di Josef von Sternberg. Basato sui diari di Caterina II di Russia. Sceneggiatura Manuel Komroff, fotografia Bert Glennon; con Erville Alderson, Davison Clark, Gavin Gordon, Sam Jaffe, John Lodge, C. Aubrey Smith, Marlene Dietrich, Louise Dresser.

“Una giovane principessina tedesca (Marlene Dietrich), vien fatta sposare a uno zar russo semi-folle (Sam Jaffe) e trasportata alla corte moscovita, dove depraverà i suoi costumi, e organizzerà infine un colpo di stato che la lascerà sola al comando dell'impero. Forse il capolavoro di Sternberg o, almeno, il più delirante, barocco e affascinante dei suoi film. In esso il regista ha presentato la formazione di un'imperatrice con un eccesso d'impostazione romantica e nietszchiana (Marlene vi è effettivamente una 'superdonna' che comprende il valore del potere e in esso vuol realizzarsi), ma questo tema si esplica in una serie di sequenze al limite della più folle genialità: scenografie - icone, statue, scalinate, tendaggi, popi, divise, che creano un'atmosfera d'incubo dalle deformazioni espressionistiche incontrollate ma estremamente riuscite; orge, banchetti, cerimonie, parate, che diventano altrettanti brani di bravura, perfettamente funzionali allo sviluppo del personaggio centrale; e Marlene più bella che mai, da timida fanciulla curiosa della vita a sposa ingannata e avvilita, da stupefatta spettatrice di orrori e depravazioni a personaggio che sceglie e si realizza nel puntare al potere come all'affermazione della sua personalità, corrotta dall'ambiente in cui è stata a forza inserita.”

(Sadoul)

“È il più barocco dei melodrammi di J. Von Sternberg, una inusitata metafora sui rapporti tra Eros e Potere... Incurante di ogni verosimiglianza storico-geografica, il regista ha reinventato una Russia dal fascino onirico”.
“Come un diamante eccessivo e barocco, come un castello opulento e maestoso, come una donna sensuale e provocante che s'inebria di scabroso erotismo, così mi pare ogni singola inquadratura de 'L'imperatrice Caterina' di Josef Von Sternberg. L'opera cinematografica che, più di tutte, è stata condannata dalla sua stessa audacia, dalla sua medesima, innegabile magniloquenza. La perfezione sfavillante del set, dei costumi, delle scenografie umbratili che fanno coda all'espressionismo, i movimenti di macchina, tutto si unisce in quella danza caotica e infernale, in quella giostra eccessiva e notturna, in quella festa sensualissima che è 'L'imperatrice Caterina'. La seduzione visiva delle immagini diventa per Sternberg quasi un'ossessione, una follia ulteriore, una potenza distruttrice in grado di colpire persone, oggetti e pareti, finendo per ferire e umiliare personaggi e pubblico. Può un'immagine eccitare e liberare dal sonno lo spettatore, respingendo qualsiasi ipotesi catartica, a favore di un cinema che agisca sul nostro organismo? Che lo risvegli? Sprofondando in uno straordinario kitsch ante-litteram, ci si chiede: non è d'altronde il kitsch l'incubo del bello e del suntuoso, la sua deformazione parossistica, la sua magnetica (e caduca) perversione? 'L'imperatrice Caterina' è un film condannato all'oblio, lontano anni luce dall'essere catalogato in qualsiasi accademica, didascalica storia del cinema. Ma ne è cosciente fin dal primo momento, perché tutto in questo film grida a squarciagola che non vuole diventare un classico. E' troppo scorretto, vivo e sporco, per essere imbalsamato. Il masochismo sternberghiano dei triangoli a tre e dei 'diavoli probabilmente' si proietta qui sulla Storia. Ma quale Storia? Una Storia che diviene la sua stessa consapevole messa in scena: l'ombra deforme e seducente del cinema si proietta sul corso delle cose, in una lotta colorata di oro. La Storia deforme di Sternberg si apre agli squarci visionari di una festa presieduta da Dioniso in persona. Ogni primo piano della divina Marlene corrisponde a una geografia interiore, a uno scavo nel profondo che attrae sfuggendo: lei è la diva della distanza assoluta, l'idolo da amare senza mai poter possedere, quasi un totem in carne e ossa che si lancia in movimenti di iconica bellezza. Ed è lei, con i suoi occhi, la sua bocca, la sua espressione algida e cristallizzata, a incantarci come fossimo burattini alla corte del mondo, gettandoci in trances lunghe un film. Sternberg, Pigmalione per eccellenza della storia del cinema, modellava, disegnava, odiava, e pur sempre amava, una donna che gli sarebbe sfuggita per sempre. Se la condanna del desiderio è la solitudine, mi pare che 'L'imperatrice Caterina', spogliato di ogni abito lussureggiante, di ogni sfavillio della forma, di ogni gonfia scenografia, sia inaspettatamente una delle opere sternberghiane che più ci mette a contatto con la solitudine. Ogni eccesso è vuoto, ogni chiasso è silenzio. Le maschere, d'altronde, conservano sempre il potere ammaliante degli occhi, che non possono negare o nascondere. E quegli occhi sono la verità della scena, l'unico elemente saldo, umanissimo (e dunque crudelissimo) de 'L'imperatrice Caterina'. La grandezza di Von Sternberg è tutta lì: nell'infischiarsene di qualsiasi verosimiglianza storica, nel ricostruire gli elementi e nel trasfigurare ogni potenziale realtà nel magma cinematografico che tutto plasma e tutto reinventa.
Post scriptum: guardatelo bene, avvicinatevi, sembra proprio che questo bianco e nero nasconda, in sé, il più colorato di tutti i film!”.

( schermobianco.blogspot.it )

Marlene Dietrich in

 
Una Poesia al giorno

Filo spinato

Su un acceso rosso tramonto,
sotto gli ippocastani fioriti,
sul piazzale giallo di sabbia,
ieri i giorni sono tutti uguali,
belli come gli alberi fioriti.
è il mondo che sorride
e io vorrei volare. Ma dove?
Un filo spinato impedisce
che qui dentro sboccino fiori.
Non posso volare.
Non voglio morire.

(Peter, bambino ebreo ucciso dai nazisti nel ghetto di Terezin)

 

Un fatto al giorno

27 gennaio 98 Traiano diventa Imperatore dopo la morte di Nerva. Primo imperatore nato in una provincia, la Spagna, Traiano regnò dal 98 al 117 d.C. Con lui l’Impero Romano raggiunse il massimo dell’espansione territoriale. Grande generale, fu considerato anche un ottimo imperatore per la sua attenzione verso le classi più povere.

 

Una frase al giorno

Siamo tutti schiavi del destino: qualcuno è legato con una lunga catena d'oro, altri con una catena corta e di vile metallo. Ma che importanza ha? La medesima prigione rinchiude tutti e sono incatenati anche coloro che tengono incatenati gli altri... Tutta la vita è una schiavitù. Bisogna quindi abituarsi alla propria condizione, lamentandosi il meno possibile e cogliendo tutti i vantaggi che essa può offrire.

(Seneca, da De tranquillitate animi)

 

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org