“L’amico del popolo”, 24 gennaio 2017

L'amico del popolo
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“L’amico del popolo”, spazio politico di idee libere, di arte e di spettacolo. Una nuova rubrica ospiterà il giornale quotidiano dell’amico veronese Ugo Brusaporco, destinato a coloro che hanno a cuore la cultura. Un po’ per celia e un po’ per non morir...

Martedì 24 gennaio 2017

Un film al giorno

(Ieri, 23 gennaio, è stato il compleanno di Ralitza Petrova, geniale autrice di Godless).

GODLESS (Bulgaria, Danimarca, Francia, 2016). Scritto e diretto da Ralitza Petrova. Fotografia: Krum Rodriguez, Chayse Irvin. Montaggio: Donka Ivanova, Ralitza Petrova. Con: Irena Ivanova, Ivan Nalbantov, Ventzislav Konstantinov, Alexandr Triffonov, Dimitar Petkov.

In una cittadina bulgara sperduta, Gana si occupa di anziani affetti da demenza senile e allo stesso tempo gestisce un traffico di carte d’identità. Sua madre, con la quale parla a malapena, è disoccupata e anche il rapporto con il fidanzato è in crisi: l’attrazione sessuale ormai spenta, la loro intimità si è ridotta alla condivisione della dipendenza dalla morfina. Per Gana nulla sembra avere conseguenze, nemmeno l’uccisione accidentale di un paziente che minacciava di smascherare i suoi piccoli traffici. Le cose cominciano a cambiare quando sente il canto di Yoan, un nuovo paziente. La crescente empatia nei suoi confronti sembra risvegliare la sua coscienza, ma quando lui viene arrestato per frode la ragazza capisce che «fare la cosa giusta» ha un prezzo.
“La Bulgaria di Godless è una terra di empietà e desolazione, dove Gana tarpa ogni emozione imbottendosi di farmaci e dove con gli agganci giusti un omicidio non è un reato da cui aspettarsi davvero delle conseguenze penali. Sentire e provare delle emozioni equivale a una debolezza mortale, come ben imparerà la protagonista, stanca della vita di quieta disperazione che sta vivendo e toccata da un'occasionale incontro con la musica. La regista ha voluto quindi ritrarre una dolorosa fase di stallo del suo Paese, incapace di liberarsi delle logiche clientelari e criminali che ne avevano garantito la sopravvivenza durante il Comunismo. I poliziotti corrotti, le violenze più truci ai danni degli indifesi, lo squallore di edifici rimasti nelle precarie condizioni in cui li ha lasciati il Comunismo non sono mai al centro della scena e sono quasi ripresi di sfuggita, eppure la violenza e la disperazione sono sempre ben percepibili, anche dietro l'espressione di ghiaccio di Gana e dei suoi complici”.

Nel momento in cui era stato annunciato il programma di Locarno 69, aveva destato una certa curiosità il fatto che nel concorso internazionale fossero state inserite ben due opere provenienti dalla Bulgaria, nazione la cui presenza nei grandi festival non è così usuale. A manifestazione ormai conclusa, diventa ancora più sorprendente notare come proprio i due film bulgari si siano rivelati, in assoluto, i titoli migliori della selezione. Dopo il bellissimo Slava, della coppia Grozeva/Valchanov, ha infatti entusiasmato anche Godless, primo lungometraggio della regista Ralitza Petrova, supportato in fase produttiva da Torino Film Lab e in grado, con la stessa forza devastante dell'altra pellicola citata, di fotografare le macerie di un paese in cui l'amoralità e l'assenza di giustizia guidano le sorti di un popolo sfibrato e ormai quasi totalmente privo di sogni e speranze.

Gana è un'infermiera che si occupa dell'assistenza a domicilio ad anziani malati di demenza senile. Contemporaneamente, la ragazza partecipa a un losco traffico di carte d'identità per il mercato nero. Ogni avvenimento pare scorrerle addosso senza provocare alcuna evidente reazione, ivi compreso l'assassinio, da lei indirettamente causato, di una donna che rischiava di rivelare i suoi affari illeciti. La fitta nebbia che ricopre l'esistenza di Gana si dirada lievemente solo quando conosce Yoan, ex soldato che ora dirige un coro; il suo canto soave la distoglie per qualche momento dallo spleen della quotidianità, almeno fino a quando lo stesso Yoan, perseguitato dalla polizia per frode, viene trovato morto nel suo appartamento. Colpita dall'evento Gana decide di porre fine al lato oscuro della propria esistenza, scelta che porterà a conseguenze non certo accomodanti.

Girato in 4:3, per pedinare in modo più ravvicinato gli interpreti della vicenda, Godless ingabbia lo spettatore in una narrazione tetra e soffocante, acuita da toni cromatici grigi che ne sottolineano la durezza emotiva. Gana (Irena Ivanova, attrice non professionista, poetessa nella vita reale) transita lungo quasi tutti gli avvenimenti della vicenda in perenne stato semi-catatonico, lasciandosi scivolare sulla pelle ogni evento. A qualsiasi domanda, considerazione o rimostranza dei pazienti lei risponde sempre e solo “è il mio lavoro”, come fosse un dato di fatto inalienabile e immodificabile, e nell'abulia del suo sguardo si racchiude la condizione generale di una comunità che pare non avere più alcuna voglia di ribellarsi alla catalessi di una nazione incrostata da ruggine, povertà e dolore. I personaggi di Godless sfidano a più riprese la legge senza sensi di colpa nell'infrangerla, si mettono al riparo dall'espiazione delle proprie colpe grazie a favori e connivenze, cenano con zuppe di verdure prive di sostanza e sapore, utilizzano il sesso come puro strumento di sfogo animale, lasciano andare in rovina lapidi dedicate alla memoria delle vittime del Comunismo; nel freddo eterno che li avviluppa essi deambulano senza mai alcuna voglia di sorridere: esemplificativo, a tal proposito, il passaggio in cui uno dei protagonisti afferma “quando mi sveglio la mattina, tengo gli occhi chiusi; non ho voglia di essere vivo”, o ancora la toccante scena in cui Gana, dipendente dalla morfina e infelice metà di un rapporto sentimentale privo di ardore, confida alla madre “vorrei amare, ma non posso. E tu neanche. Hai delle pillole per questo?”, salvo subito dopo abbracciarla, in una delle poche esternazioni di affetto ancora possibili.

Il mondo di Godless, fotografato con concretezza e stile maturo e compiuto, è tenebroso, irrespirabile, perfino strangolante, tanto che dopo i titoli di coda, all'uscita della sala, risulta sconcertante notare come possa ancora splendere un sole sopra le nostre teste. Un'opera rigorosa, cinematograficamente impeccabile, dove le inquadrature ravvicinate lasciano sovente fuori campo la visione d'insieme dei luoghi in cui si svolge il racconto, acuendo così la fusione tra la finzione scenica e la fruizione del pubblico, e dove l'ampio utilizzo di soavi canti tradizionali ci trasporta in una sofferta liturgia da cui bere, volenti o nolenti, l'amaro nettare della rassegnazione. In conferenza stampa a Locarno, e nel successivo e frizzante incontro con gli spettatori, Ralitza Petrova ha dichiarato che l'estrema cupezza del film vorrebbe, per paradosso, porsi come possibile strumento con cui contribuire alla nascita di una nuova speranza per il suo paese. Possiamo solo auspicare che ciò accada davvero, perché la Bulgaria ben rappresentata da Slava e da Godless è oggi una nazione in cui tante vite altro non sono se non prolungati inni funebri, designati ad accompagnare una lenta e inesorabile processione lungo il cammino della notte infinita”. (Alessio Gradogna)

Pardo d'Oro 2016 al film Godless della regista Ralitza Petrova

Una Poesia al giorno

Il Naufragio del Nordiling

Una notte cinquanta uomini s'allontanarono da Dio a nuoto
E annegarono.
La mattina il Dio abbandonato
Tuffò un dito nel mare,
Lo ritirò con cinquanta anime,
E puntò verso l'eternità.

(Gregory Corso)

 

Un fatto al giorno

24 gennaio 1924 la città di San Pietroburgo viene battezzata Leningrado, resterà con questo nome fino al 1991 quando con la fine della Russia Sovietica ritornerà al nome della Russia imperiale. Una storia del XX secolo immersa nel mito.

 

Una frase al giorno

“Sapere se l’uomo è libero, impone che si sappia se egli possa avere un padrone”

(Albert Camus)

 

INFORMAZIONI

Ugo Brusaporco

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web www.brusaporco.org