RICORDI DI SPIAGGIA 1

Hobby Scrittura
Grandezza Carattere

L’ex ferroviere Elio Biagini (1923 - 2005) ex sindaco revisore al DLF Rimini, in queste memorie raccolte dal figlio Roberto, ricorda come si svolgeva la vita estiva nella frazione di Viserba (RN) quando era ancora un ragazzo - Quando arrivava l’estate, Viserba si svegliava dal letargo invernale e tornava a vivere. In tutte le case le finestre venivano aperte per far sì che il sole asciugasse tutta l’umidità che durante l’inverno inumidiva i muri. In ogni casa, nel giardino, c’erano tanti fiori che inondavano l’aria di mille profumi. Così ci si vestiva a festa per ricevere i bagnanti che puntualmente arrivavano.

A Viserba la spiaggia partiva dalla fossa dei mulini e arrivava in Via Pallotta. Per noi ragazzi questo tratto di spiaggia era palestra, campo di calcio, campo di pallavolo e si svolgevano gare di pallone che davano tanto fastidio ai gruppi di bagnanti. Finita la partita, di corsa all’ombra delle cabine, “i capan”, che all’inizio di stagione ogni famiglia di Viserba installava dove ora sorgono le cabine di cemento. Ogni tanto in riva al mare si costruiva un circuito automobilistico in cui si facevano correre delle palline colorate, che noi chiamavamo “i zizli”; e anche in queste gare noi Viserbesi eravamo sempre più bravi rispetto ai figli dei signori forestieri. Per fare correre le palline imprimevamo ad esse un “sbargnocli”: si appoggiava il dito medio contro il pollice e con forza s’imprimeva la velocità alla pallina.

Quando al mattino era ora di fare il bagno, mi recavo da una vicina di casa, Esterina Betti, per avere in prestito le zucche fiasche per imparare a nuotare. Allora non esistevano materassini, canotti o bracciali per stare a galla, ma due zucche legate con una corda che si mettevano attorno alla vita e con quelle si stava a galla e si imparava a nuotare. Mi ricordo che nel giardino dei Betti vi erano tante di queste zucche; in settembre si raccoglievano e in inverno perdevano tutto il loro peso e in primavera rimaneva il guscio con dentro i semi. Questa trasformazione le rendeva così leggere che permettevano a una persona di stare a galla.

Ogni bagnino aveva circa dieci mosconi a remi, e li dava a nolo a chi sapeva remare. Io ero sempre disponibile a dare lezioni di voga se capitava qualche signora col bambino che voleva imparare a remare; il bagnino che frequentavo mi presentava come esperto di voga ed io cominciavo le lezioni che duravano qualche giorno; quando gli allievi erano diventati provetti rematori, si passava alle lezioni di nuoto; tutto questo significava avere una percentuale dal bagnino per poi la sera andare al cinema.

Quando i bagnanti aumentavano, si cominciava ad installare le tende. Ogni bagnino piantava dei pali nella sua zona; questi sostenevano la tenda che veniva fissata con due pioli nella sabbia; così facendo si creava una zona d’ombra dove il bagnante passava la sua giornata. Di pomeriggio queste tende dovevano essere girate in direzione del sole.
Così io aspettavo che tutti i bagnanti andassero a casa e quando la spiaggia era deserta, il bagnino mi consegnava un grosso mazzetto di legno e io provvedevo al giro della tenda. Quando avevo terminato il lavoro, abbrustolito dal gran caldo, riconsegnavo il mazzetto e mi impegnavo per la sera a smontare tutte le tende e portarle dentro al “capan”, assieme a tutte le sedie a sdraio. Finito il lavoro, veniva l’ora della paga che consisteva nella somma sufficiente per un gelato e l’ingresso al cinema.

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