Andata e ritorno

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"Andata e ritorno", di Vito SantamatoTrentacinque anni: tanti ne erano passati da che s’era messo in viaggio con destinazione Torino ed ora, mentre pernottava nella stanza di quell’hotel, i ricordi s’erano risvegliati incidentalmente, tramite l’insegna verticale “Torino” che ne illuminava a caratteri cubitali la facciata.

Scherzi del destino? Accarezzò l’idea solo per un attimo, poi se la fece scivolare senza lasciar adito a dubbi: si trattava solo d’una fortuita coincidenza. Che strano, però, farsi avvincere dai ricordi dopo trentacinque anni… Trentacinque, come i viaggi di andata e ritorno da e per la capitale piemontese: doveva pur esserci un significato, in ciò! Percepiva come le due mete - iniziale e finale - di quei viaggi si fossero ritrovate in perfetta simbiosi e sotto l’egida d’una interazione sapientemente orchestrata dal tempo.

Mentre la memoria gli si dipanava in ordine sparso, egli volle sollevarsi dallo stato d’animo altalenante in cui versava, lieto e malinconico al tempo stesso, e ripercorrere le tappe più significative di quella storia. Tutto era iniziato nel 1978, col viaggio di sola andata - almeno così credeva, complice il posto di lavoro in ferrovia - nella città sabauda, percorsa già allora da intensi fremiti: gli operai cassintegrati organizzavano manifestazioni di massa contro la crescente crisi del lavoro, di lì a poco extracomunitari sarebbero arrivati numerosi, in particolare da Capo Verde, alcuni per conseguirvi una specializzazione di studio, molti in cerca di qualsiasi occupazione.
Si percepiva un’atmosfera a tinte forti, contrastanti; era, quella, una Torino cristallizzata nel ruolo di metropoli amorfa, bella del reame ma pur sempre cenerentola per via dell’eterna incompiuta, la metropolitana: solo dalla seconda metà degli anni ’80 sarebbe decollata la metropolitana leggera, dislocata in superficie anziché nelle viscere della terra e caratterizzata da agili e onnipresenti tram elettrici ben interfacciati coi mezzi extraurbani su gomma ed in ciò antesignana del trasporto integrato vero e proprio.

Torino viveva in contraddizione tra il pedaggio del suo blasone passato ed il retaggio d’un mutato stile, parente lontano della noblesse oblige; essa s’era adeguata in modo impeccabile alla nuova realtà, aderendovi con un’impronta di aulica sobrietà.

Tale atmosfera è tuttora viva, pur nel connubio fra monumenti moderni e risorgimentali, in strade dal passeggio altolocato e in arterie dal traffico intenso ma ordinato: Via Roma, Piazza S. Carlo, la Gran Madre, la Mole Antonelliana, la Basilica di Superga, Torino Esposizioni con Italia ’61, il Salone del libro, il Parco del Valentino col borgo medioevale, il Museo dell’automobile ed il Lingotto, i coloriti mercati di Porta Palazzo e del Balùm, il sito archeologico della romana Augusta Taurinorum, ne costituiscono significativi esempi. Il visitatore oggi è facilmente avvinto anche dalla monumentale bellezza della facciata di Porta Nuova, stazione ferroviaria complementare a quella di Porta Susa: la prima si è rifatta un gradevole look conservativo, anche per adeguarsi all’Alta Velocità, la seconda è radicalmente mutata, divenendo interrata e punto strategico del trasporto ferroviario locale, ivi compreso quello metropolitano di cui Torino è dotata dal 2006.

Egli, risvegliatasi come d’incanto dalla visione del passato, bloccò il filotto dei ricordi e si soffermò sul concetto di “ferroviere”, pensato proprio così, con le virgolette, onde renderne l’impatto se possibile ancor più emozionale. Quella valenza risultava caratterizzata, anzi cadenzata, da una sorta di dualismo simbiotico: “Arrivi” con “Partenze” e, prendendo a prestito un refrain radiofonico degli anni ‘70: “Andata e Ritorno”.

Tornò a calarsi nel presente e, nel viaggio di ritorno, si rese conto che questo si sarebbe metaforicamente “banalizzato” su due simbolici binari: l’uno appartenente al mondo del lavoro, l’altro a quello della vita. Dopo aver fatto colazione, riconsegnò alla reception le chiavi della stanza e uscì per strada, accorgendosi con stupore che l’insegna dell’Hotel Torino era ancora illuminata, ma già il nuovo giorno faceva capolino. Poi fu preso dall’imminenza del viaggio in treno, “Che - ripeté convinto tra sé e sé - pur se banalizzato su metaforici binari non potrà mai essere banale; proprio come mai lo sarà il viaggio della vita”.

Vito Santamato

RFI SpA, Bari