Mi sono innamorato di un sogno

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Depero, Il treno partorito dal sole, 1924A volte la mente si intrufola nei meandri della immaginazione percorrendo strade così strette e tortuose che quasi essa stessa, per quanto si sforzi di discernere il sogno dalla realtà, non percepisce nitidamente il buio dalla luce, la vita dalla morte, il bello dal brutto, il sublime dall’abietto e allora? Allora la mente, per uscire dalla fetida palude nella quale più ci rimani e più muori, si erge con un colpo di reni come un portiere nel medesimo istante che scatta, potente, per salvare la sua rete.

Così, prepotentemente, il sogno si sostituisce alla realtà e, forte di questa nuova linfa vitale, si aggrappa alla vita.

Quante volte, seppur per breve tempo, mi ritornava alla mente il ricordo di un tempo passato, quando, in preda a pensieri e sentimenti inconfessabili, non confessati ad alcuno se non a me stesso, vivevo nel sogno. Quel tempo, aggrappato alla vita, intriso di voleri, passioni e incombenze, mi scorreva velocemente.

Fortunato, pensavo, avevo di che nutrire la famiglia, di che appagare i desideri di chi amavo, avevo un lavoro onesto e dignitoso. Avevo, fin da piccolo, frequentato con profitto gli studi, assaporato il gusto della vita, provato sentimenti forse troppo forti per la mia giovane età, vissuto intensi momenti di vita intrisi di gioie indicibili e di altrettanti momenti di dolore, cose queste che, pensavo, mi avessero fatto maturare tanto da raggiungere una condizione di forza tale da mettermi al riparo da eventuali debolezze. Mio padre ne era felice, certamente, ero un fortunato.

Sentivo dentro il mio cuore una forza immensa, avvertivo forte la consapevolezza di aver vissuto, fino a quel momento, una vita che mi aveva regalato grandi esperienze positive, mi aveva riempito la vita di amore. Nemmeno tristi vicende vissute in famiglia mi avevano minato nella mente e nell’anima.

Eppure qualcosa di indefinibile, impalpabile, invisibile, che mi facesse ascoltare il profumo dei fiori di campo, che mi riempisse il cuore, che mi accarezzasse il viso, che mi facesse sentire una musica dolce, quella melodia che fa palpitare il cuore, delizia l’anima, inebria la mente, confonde la vita, eppure ciò mi mancava…

Avevo trascurato l’esistenza di un momento che, seppur innocente e fugace, avrebbe successivamente, in modo prorompente e disastroso, sconvolto l’ordine normale della mia esistenza. Avevo sottovalutato la forza, l’impatto distruttivo che quel momento tenero, dolce, armonioso avrebbe, nel tempo, cambiato lo scorrere della mia vita.

Quando la mente trova nuovi spazi nei quali girovagare incessante e vogliosa alla ricerca di nutrimenti per l’anima e per il cuore, può gettarsi a capofitto, come per un insano destino, in un sogno. Non sai, non capisci, non credi, eppure ti trovi a vivere quel sogno. Preso, avvinghiato tra le spire di un serpente gigantesco non trovi la forza (o la voglia) di divincolarti, di sfuggire a quella forza immane che ti tiene prigioniero. A chi credere? Al sogno? A quel sogno che ti fa vivere con il cuore in burrasca, che ti riporta indietro nel tempo? Il battito si fa pesante e veloce, la testa ti scoppia, senti il sangue che, forte, scorre nelle vene e quasi avverti la sua forza, la sua irruenza.

Il tempo scorre inesorabilmente e non per tutti allo stesso modo, lentamente per i giovani, velocemente per i meno giovani perché avvertono che il tempo che hanno davanti è sempre più breve. Ma questa è la vita, nessuno può cambiare l’ordine naturale degli avvenimenti.

La mente indomita, non paga, spinta dalla voglia di vivere nuove illusioni, ritrova linfa vitale per proseguire la sua forsennata corsa. Ricerca, con ottusa caparbietà, la strada che la porterà a costruirsi un nuovo sogno. Perché solo sognando la mente raggiunge la vetta più alta della libertà agognata, quella condizione che nessuno e niente potrà mai contestare, negare.

I sogni sono le armi infallibili e indistruttibili con le quali la mente appaga i propri desideri, le proprie speranze di libertà e con esse combatte le intemperie della vita, le delusioni, il mondo intero.

Si diventa invulnerabili, invincibili, immortali.

INFORMAZIONI

Stefano Quattrone

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