Cappelli rossi

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Cappelli rossi, di Tommaso TorselloA metà anni Settanta, le valigie erano di cartone e si passavano dai finestrini. Prendevamo la littorina delle 4.44 che da Gallipoli ci portava a Lecce. Mio padre ci lasciava alla stazione con i bagagli ed andava a parcheggiare la macchina sotto casa dei miei nonni. Io correvo subito a chiedere se potevano far attendere il treno qualora mio padre non fosse tornato in tempo. Mi rispondevano “un minuto sì, cinque minuti no”.

Salivamo tutti su quella automotrice diesel verde e rossa che ci scarrozzava arrancante attraverso il Salento. A volte era bianca, blu e rossa ma la sostanza non cambiava, era molto rumorosa e si potevano distinguere i cambi di marcia nel motore. Alle 6.03 partiva da Lecce il “rapido” per Roma; eravamo fortunati a viaggiare in prima classe perché mio padre era ferroviere, faceva l’operaio alla Squadra Rialzo. Le vetture avevano i sedili in velluto rosso con comodi braccioli e poggiatesta ma a Foggia dovevamo prendere un “locale” per Napoli dove c’erano ancora le panche in legno! Erano le cosiddette carrozze “centoporte” trainate da un E626 marrone.

Il viaggio di ritorno cominciava anch’esso con una levataccia perché prendevamo l’Espresso Roma-Lecce alle 4.54 da Ariano Irpino. A bordo i compartimenti erano tutti chiusi dalla gente che dormiva e a volte mi addormentavo in piedi con la testa poggiata al finestrino del vestibolo! Solo a Foggia riuscivamo a sederci. Ricordo che alla stazione di Pianerottolo d’Ariano veniva staccato un E626 ubicato in coda al treno, mi affacciavo al finestrino e lo guardavo che restava fermo sul binario mentre il nostro treno ripartiva.

Col passare degli anni cominciai ad osservare quello che per me era uno spettacolo: il cambio locomotore a Bari! Andavo in testa al treno ed ammiravo la manovra: veniva sganciata la locomotiva elettrica E656 ed aggiunto un D445 diesel perché la linea fino a Lecce non era elettrificata.

Negli anni Ottanta il “rapido” era il “Mercadante” Bari-Roma effettuato con elettromotrici Ale601. Andavo negli intercomunicanti tra una motrice e l’altra perché, sebbene le cabine di guida fossero chiuse, riuscivo a vedere il tachimetro e quindi la velocità del treno, ma non ha mai superato i 140 km/h. A volte mio padre mi portava al lavoro con sé, nell’officina c’erano tante vetture da riparare ed io mi divertivo a visitarle tutte. È lì che è nata la mia passione per il treno. Avevo persino disegnato, colorato e ritagliato numerose carrozze e locomotive con le quali giocavo sul tavolo dopo aver improvvisato una stazione ferroviaria!

Ora non ci si può più affacciare al finestrino e si viaggia con il trolley, i treni sono moderni e si chiamano Frecciarossa o Intercity, ma ho nostalgia di quelli vecchi. Mio padre mi diceva che l’uomo col cappello rosso era il Capostazione, lo guardavo pensando che un giorno avrei voluto essere al suo posto. Dopo tanti anni mi considero fortunato perché posso svolgere il mio lavoro con amore e passione: ora quello col cappello rosso sono io!

INFORMAZIONI

Tommaso Torsello

RFI SpA, Viterbo
Mobile 339 4034247
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