?War is over

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Ravenna, fino al 13 gennaio 2019 - Al Mar, Museo d’Arte della città di Ravenna, convenzionato con il DLF, si è aperta il 6 ottobre scorso la mostra ?War is over ARTE E CONFLITTI tra mito e contemporaneità, che si collega idealmente al centenario della conclusione della prima guerra mondiale.

La mostra propone un percorso che riflette sui conflitti non a livello puramente storico ma in maniera più ampia, artistica e poetica, personale e collettiva, estetica ed etica. Dalla lastra sepolcrale di Guidarello Guidarelli, simbolo delle collezioni del MAR, a Picasso e Rubens.

Il contrario della guerra non è pace ma dialogo; questo è il messaggio della mostra che espone opere di artisti come Marina Abramovic, Albeto Burri, Robert Capa, Christo, Giorgio De Chirico, Jan Fabre, Luciano Fontana, Filippo Tommaso Marinetti, Pablo Picasso, Robert Rauschenberg, Pieter Paul Rubens, Andy Warhol, solo per citarne alcuni.

Gilbert & George, Machete, 2011

In che modo l’arte affronta un tema così rovente? L’arte è un’azione dell’uomo che interpreta l’aspirazione alla libertà di pensiero, di credo, di creazione, ed è agli antipodi di ogni tipo di violenza. Il linguaggio contemporaneo ha assunto ogni forma, dal quadro alla fotografia, dal wall drawing alla performance, divenendo uno degli strumenti di denuncia e di espressione più diffuso e trasversale, capace di addentrarsi negli scenari di guerra, di interpretarne l’energia vitale come di denunciarne gli orrori, o di connotarsi come puro atto di liberazione.

La mostra esplora questo tema anche attraverso opere che sondano la mitologia, strumentalizzata in ambito bellico o nata dalle guerre stesse: dalle scene di battaglia agli strumenti di offesa e tortura, dalla rappresentazione del potere e dei volti dei vinti, al vitalismo e al primitivismo come sublimazione delle profonde pulsioni che agitano l’animo. Si tratta, perciò, di una mostra né “pacificatrice” né consolatoria, di un percorso espositivo volto a sottolineare la ricchezza, la fluidità, l’energia di poetiche differenti ma costantemente impegnate, mai dimentiche degli ostacoli che la realtà frappone alla realizzazione dei sogni, tanto più se si affidano a un irenico domani.

L’ordinamento dell’esposizione procede per assonanze, contrasti, armonie e disarmonie. La decisione di non seguire un criterio cronologico deriva dalla volontà di rispettare il qui e ora che non solo presiede alla realizzazione di un’opera d’arte, ma che è il portato inevitabile del suo essere storia e del suo destino. Ed è proprio per sottolineare la contemporaneità assoluta di ogni opera - tanto più in un tema sempre presente come quello della guerra - che ognuna di esse è stata scelta in modo da farne risuonare le motivazioni più profonde e poetiche, attraverso il confronto con altre opere, portatrici di sensibilità differenti se non opposte.

Il progetto espositivo si articola intorno a tre temi: Vecchi e nuovi miti, sulle ideologie che in passato come oggi sono state spesso alla base di conflitti, o sulle mitologie che ne sono derivate; Teatri di guerra. Frontiere e confini, che restituisce la rilettura data dagli artisti delle immagini di guerra che si susseguono sotto i nostri occhi, dove i confini dividono ciò che è “dentro” da ciò che è “fuori”; infine Esercizi di libertà, più specificamente rivolto a ciò che l’arte può dirci sul nostro futuro, non come proiezione di un presente livoroso e conflittuale, ma come spazio di creatività.

S. Shimamoto, ID 0561 PuntaCampanella 40, 2008

Il percorso espositivo

Le scelte curatoriali di Angela Tecce e il punto di vista filosofico e letterario di Maurizio Tarantino si completano con l’intervento di Studio Azzurro: quattro installazioni creano un continuum, un legame, immateriale ma solido, tra i diversi piani e livelli su cui si distribuisce la mostra e integra le opere con le sue classiche suggestioni audiovisive e interattive. La scala, in cui suoni e immagini accompagnano la salita del visitatore, e le sue domande. La sala d’ingresso, dove, attraverso una feritoia, ci si cala nei miti e nelle tragiche realtà della prima guerra mondiale. Il corridoio del primo piano, dove i calchi di cavalli e cavalieri del Partenone si rianimano al passaggio del visitatore rileggendo la visione dantesca della guerra a partire dalla sua esperienza di “feditore a cavallo” nella Battaglia di Campaldino. E infine la rilettura e ricontestualizzazione del monumento simbolo delle collezioni del MAR, la struggente lastra funeraria di Guidarello Guidarelli, recentemente restaurata e riallestita, che, attraverso l’interazione del pubblico col suo simulacro, rigenera e attualizza la sua storia, confermando il senso di misteriosa vicinanza che quotidianamente suscita in chi la ammira.

Il fulcro della mostra è costituito da un nucleo di artisti “storici” che hanno declinato le tematiche della guerra in modi diversi e financo opposti, dalla propaganda bellico-futurista di Marinetti a De Chirico che con I gladiatori, 1922, rilegge la violenza della guerra mondiale con il filtro di una classicità depurata ed eterna. Picasso con l’opera in mostra, Jeux des pages, 1951, torna a una riflessione sui disastri della guerra iniziata nel 1937 con Guernica e che si concluderà con le due grandi composizioni del 1952 intitolate La Guerre e La Paix. I nostri due più grandi artisti del secondo Novecento, Lucio Fontana e Alberto Burri, esprimono con sensibilità diversissime la lacerazione che i danni del secondo conflitto hanno provocato prima di tutto nelle coscienze, cui si unisce la voce sonora e indignata di Renato Guttuso.

Un nucleo di grande suggestione della mostra è costituito dal “corpo a corpo”, attraverso i secoli, di immagini guerresche: il vaso con scene di battaglia tra greci e troiani e il frammento marmoreo con un legionario romano, Il Portabandiera di Rubens e l’addio di Ettore e Andromaca di De Chirico, fino al guerriero postmoderno per eccellenza, il maestro Joda di Guerre Stellari.

I tre grandi temi che hanno ispirato la scelta degli artisti si intersecano ad ogni piano per rendere più fitta la trama della mostra: ai teatri di guerra fanno riferimento, tra gli altri, Christo, William Kentridge (che si ricollega a De Chirico), Jake & Dinos Chapman, col loro minuzioso catalogo degli orrori, Gilbert&George, reporter dei conflitti urbani, Alfredo Jaar e Robert Capa. I vecchi e nuovi miti aleggiano nell’opera di Robert Rauschenberg, nel denso e magmatico mare di Anselm Kiefer, nella denuncia di Fabre (nascosta sotto una coltre cangiante), nel dramma silente del lavoro di Jannis Kounellis in Andy Warhol e Hermann Nitsch, mentre sono esercizi di libertà le opere di Mimmo Paladino, Marina Abramović, Michelangelo Pistoletto, Emilio Isgrò.

(Catalogo Sagep Editori)

Orari:

martedì - sabato: 9.00-18.00
domenica e festivi 10.00-18.00
lunedì chiuso
la biglietteria chiude un’ora prima
aperture festive: 1 novembre, 8 dicembre, 24, 26 e 31 dicembre 2018, 6 gennaio 2019
chiusure istituzionali: 25 dicembre, 1 gennaio

Ingresso:

intero € 10.00
ridotto DLF € 8.00

INFORMAZIONI

MAR - Museo d'Arte della città di Ravenna

Via di Roma 13, Ravenna
tel. 0544 482487
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www.mar.ra.it

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