Le cicogne nere. Hidma. La mia fuga

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Pisa, 19 e 21 aprile 2018 - Il Centro Culturale Polivalente Mondostazione del DLF Pisa, in collaborazione con Istos Edizioni, organizza due incontri per presentare una storia, quella di Abdelfetah Mohamed, attraverso la quale far conoscere ai cittadini, adulti e ragazzi, la realtà dell’immigrazione direttamente dalla voce di chi l’ha vissuta e la vive.

Giovedì 19 aprile 2018, ore 18.30

Nel Salone Mondostazione DLF Pisa, presentazione del libro: “Le cicogne nere. Hidma. La mia fuga”, di Abdelfetah Mohamed. A cura di Saul Caia. Istos Edizioni.

Saranno presenti:

  • l’Autore, Abdelfetah Mohamed, attivista e mediatore culturale per Emergency e Croce Rossa sulle navi di recupero persone nel Mediterraneo; collabora con UNHCR - The UN Refugee Agency;
  • il Curatore del libro, Saul Caia, giornalista siracusano, collaboratore di Narcomafie e Il Fatto Quotidiano, vincitore del Premio Internazionale d’Inchiesta Dig Awards 2017.
“Le cicogne nere. Hidma. La mia fuga”, di Abdelfetah Mohamed. A cura di Saul Caia. Istos EdizioniSabato 21 aprile 2018, ore 10.00

Nel Cinema Teatro Nuovo, in Piazza della Stazione 1, avverrà il secondo incontro. Stavolta Autore e Curatore incontreranno i ragazzi di scuole secondarie di secondo grado (ex scuole superiori) con la finalità di informare e far conoscere ai ragazzi la realtà attuale dell’immigrazione e di come viene gestita, nonché le ragioni e le circostanze che portano un essere umano ad abbandonare la propria famiglia e la propria terra per cercare una vita lontano da guerre e conflitti.
Il libro rappresenta una sorta di diario di viaggio dell’attivista eritreo, nato in un campo profughi in Sudan, vissuto tra Eritrea, Sudan e Libia prima di intraprendere il viaggio verso l’Europa.

 

Crediamo che la conoscenza di un’esperienza diretta possa essere uno strumento molto utile per la formazione culturale dei giovani, per aiutarli a ricercare un pensiero critico e autonomo rispetto agli stereotipi e alle diverse narrazioni con cui vengono investiti dalla comunicazione mediatica e social.

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INFORMAZIONI E ADESIONI: 335 6725073 e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Abdelfetah Mohamed

Abdelfetah Mohamed. Non è questo il suo nome, in realtà. O meglio, non lo era fino a quando non è sbarcato in Italia. Se l'è scelto da solo. Abdelfetah non sa nemmeno quanti anni ha con esattezza e, per rispondere alle domande della burocrazia italiana, ha deciso anche la sua data di nascita. Insomma, Abdelfetah si è scelto un destino quando, da un'Eritrea tormentata dalla dittatura e dalla guerra, è fuggito in Sudan, poi dal Sudan alla Libia, infine dalla Libia all'Italia. Ha scelto di raccontare questo destino in un libro. Le cicogne nere (Istos Edizioni), volume curato dal giornalista del Fatto quotidiano Saul Caia, è in libreria dal 7 dicembre 2017. Frattanto Abdelfetah ne ha raccontato a MeridioNews alcuni sprazzi.

INTERVISTA

Come mai hai deciso di scrivere questo libro?
«Quando sei migrante, tutti ti chiedono la tua storia. Oggi, poi, quello della migrazione è anche uno dei temi politici più importanti e non mi convince il modo in cui se ne parla: si è formata un'opinione pubblica, anche con le migliori intenzioni, ma lontana dalla realtà, dalle singole esperienze. Perciò ho deciso di raccontare la mia storia personale, senza numeri o statistiche, ma con persone, sentimenti, rabbia, delusione».

Posso chiederti quanti anni hai?
«Ecco, il mio libro parte proprio da questo. Quando ho messo piede in Italia, il questore insisteva per avere una data di nascita. Prima di allora, la cosa non mi aveva mai interessato e davvero non la conosco. A volte le persone quasi mi compatiscono per questo, ma mia madre diceva che "se conosci la tua data di nascita pensi sempre a quello che rimane della tua vita, alla morte". La priorità delle cose è relativa: da noi l'importante è pensare a come sopravvivere. Ma siccome qui siete ossessionati, ho dovuto scegliere un giorno ma qualche volta lo cambio. Al momento per esempio ho due compleanni».

Dove sei nato?
«In Sudan, in un campo profughi a 20 chilometri dal confine con l'Eritrea. La mia famiglia è fuggita lì durante la colonizzazione, ma non voleva allontanarsi troppo dalla sua terra. Quando in Eritrea è finita la guerra di liberazione siamo potuti rientrare, anche se non per molto. Dopo la liberazione c'è stata la dittatura, poi ancora la guerra nel 1998. Siamo stati costretti a tornare in quello stesso campo profughi dov'ero nato. È stato uno shock. Poi ho visto il carcere e ho dovuto fare il servizio militare in Eritrea. È stato a quel punto che ho deciso di fuggire. E una volta che scappi, non puoi fermarti più. L'Africa è come una grande fiera, vedi esposte le armi di tutto il mondo: russe, arabe, americane, europee. Ogni paese trova un buon motivo per cacciarti, che sia Dio, la libertà o la politica. Ti portano in un vicolo cieco e, alla fine, davanti hai solo il mare».

Quando hai preso la strada del mare?
«Ho abbandonato l'Eritrea nel 2002. Poi nel 2008 dal Sudan sono andato in Libia. Lì avevo un lavoro, sono stato bene per tre anni. Poi la guerra mi ha trovato anche lì, quando è esplosa la Primavera araba. Ci hanno spinti sul mare come merce di scambio per ricattare l'Europa, come per anni Gheddafi ci aveva trattenuti. Per molto tempo nelle prigioni libiche c'erano stati quelli che sarebbero diventati trafficanti di persone, usate come strumento politico. E poi non è che si prenda direttamente il mare, c'è tutto un percorso. Quando c'è la notizia dell'arrivo di duecento migranti e venti salme, per esempio, io so che sono partiti in duemila. In Europa, scoppierebbe un caso internazionale per tanti morti ma il vero scandalo è che ormai qui questa è considerata la normalità».

Chi hai lasciato in Africa?
«Tutti. La mia famiglia è in Sudan».

Cosa fai adesso?
«Ho collaborato con diverse organizzazioni umanitarie, come mediatore culturale. Ho anche fatto un'esperienza sulla nave di salvataggio. Dopo essere stato migrante, da sud a nord, ho fatto il viaggio al contrario, come soccorritore».

E pensi mai di rifare il viaggio per intero, di tornare in Eritrea?
«Se domani mi dicessero che l'Eritrea è un luogo sicuro, ci tornerei subito».

Quindi, se tu dovessi pensare a un luogo come la tua patria, sarebbe l'Eritrea?
«In realtà, ultimamente penso più a Catania in questo senso perché è l'unica città dove sono riuscito a realizzare i miei sogni. Ora sono uno studente universitario, e mai avrei potuto immaginarlo. Invece questa città, solo questa, mi ha dato la possibilità di iscrivermi senza documenti né altro. Qui ho seguito un percorso di integrazione che mi ha permesso di conoscere tutte le realtà legate alla migrazione come attivista. Alla Croce Rossa ho fatto partire il Safe Point, un progetto che ora è riconosciuto a livello nazionale. Questo territorio mi ha dato tanto e ho voluto dirgli grazie con questo libro. Ecco perché l'ho scritto».

“Le cicogne nere. Hidma. La mia fuga”, di Abdelfetah Mohamed. A cura di Saul Caia. Istos Edizioni.

La cicogna nera è un uccello che vive spostandosi tra l'Europa e l'Africa. Hidma, in lingua tigrina, significa "fuga". I due termini segnano il parallelismo tra i volatili che migrano verso l'Africa e gli uomini che invece l'abbandonano nella speranza di poter avere nuove opportunità di vita. Abdel ripercorre la sua fuga, iniziata insieme alla famiglia nel campo profughi di Wadsharifi, e i ricordi dei genitori e dei fratelli. Gli anni in Eritrea, il passaggio dal Sudan e infine la Libia. Un percorso di ricerca dell'identità, tra esili, prigionie e il lavoro nei campi di cotone, fino all'arrivo in Italia e il viaggio a ritroso da Nord a Sud. Una narrazione di rara intensità conduce il lettore al fianco di Abdel, per accompagnarlo nel suo cammino ostacolato dalle contraddizioni dell'esistenza.

INFORMAZIONI

Associazione DLF Pisa - Centro Culturale Polivalente Multietnico MONDOSTAZIONE

Piazza Stazione 16, 56125 Pisa
Tel. 050 27101 fax 050 44116
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web www.dlfpisa.it

  • Vittorio Citernesi, Consigliere DLF alla Cultura, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.